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Reggio Emilia, ci sono già ristoratori interessati a subentrare al posto di Sambirano

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, ci sono già ristoratori interessati a subentrare al posto di Sambirano

L’architetto Ivan Sacchetti parla della sua creatura, il nuovo palazzo Busetti: «Cantieri esterni conclusi entro Natale, venduti tre immobili in due settimane»

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REGGIO EMILIA. Al posto del fallito Sambirano potrebbe subentrare (più o meno velocemente) una nuova attività di ristorazione, mentre su circa trenta appartamenti sul mercato all’interno di palazzo Busetti ne sono stati venduti tre in due settimane. Insomma la proposta offerta dalla riqualificazione delle ex Poste, che guarda in ottica milanese a una Reggio Emilia aperta e culturalmente contemporanea, per l’architetto responsabile del progetto, Ivan Sacchetti, funziona.

Partiamo da un elemento pragmatico: quando sarà concluso il cantiere di palazzo Busetti?

«Si tratta di un intervento molto complesso, che ovviamente ancora non è concluso. Ci siamo però sforzati di terminare nel più breve tempo possibile la parte esterna, togliere i ponteggi e rimuovere la gru per limitare il disagio alla città. Abbiamo immediatamente dato corso alla riqualificazione delle strade e abbiamo praticamente terminato: lunedì monteremo le ultime luci mancanti e completeremo via Crispi. Entro la fine della settimana prossima, sicuramente entro Natale, il cantiere esterno sarà finito».

Diversa la questione invece per i lavori interni.

«Sì, per questo ci riserveremo lo spazio esterno attualmente utilizzato in via Sessi, anche se ulteriormente ridotto. Dobbiamo ultimare alcune finiture interne e l’impiantistica, i corpi comuni sopo pronti ma vanno ultimate le unità abitative e non a caso le vendite sono partite appena due settimane fa».

Ecco, parlando delle vendite, come procedono?

«Devo dire che c’è molto interesse: alcuni sono stati venduti, per altri siamo in trattativa. Secondo l’ultimo aggiornamento che mi è pervenuto sono tre gli appartamenti che sono stati comprati, ma il numero potrebbe essere anche maggiore».

Di quante unità abitative stiamo parlando?

«Abbiamo da offrire dai 25 ai 30 appartamenti suddivisi in vario modo, dipende dalle necessità e dalle richiesta degli acquirenti, ci sono spazi che si possono allargare o modificare all’occorrenza».

Qualcuno sottintende che il prezzo di vendita sia troppo elevato. Vi sta penalizzando, o rispecchia l’offerta del centro storico?

«In premessa bisogna ricordare che il mercato immobiliare non è in un periodo felicissimo, c’è qualche segno di ripresa ma il centro storico in particolare è una nicchia di mercato, molti preferiscono andare in campagna o nelle frazioni. Il prezzo base parte dai 3.900 euro al metro quadro ma può variare, ci sono diversi plus che si possono aggiungere: più terrazzi, più spazi privati, più o meno posti auto, le cantine. Il mercato immobiliare non ha oggi una regola nel senso che il mercato lo decide la domanda, l’offerta delle volte è anche esuberante e si trova un po’ di tutto ma mediamente in centro non c’è una offerta che si possa paragonare a questa. Gli interventi simili sono davvero pochissimi: gli ultimi sono in via del Carbone, dove sono stati privilegiati affitto e alloggi per studenti, e un altro in via del Vescovado».

Che tipo di impatto ha avuto questo intervento per quella zona della città?

«È stato un intervento, quello finanziato e promosso da Fulvio Montipò, pensato per dare un incentivo al centro storico. Qui prima c’erano i topi, guardate ora com’è cambiata piazza del Monte dopo l’apertura di palazzo Busetti. Poi per fortuna anche la fondazione Magnani ci ha seguito, ora c’è un’attrattiva commerciale che richiama gente, si è creato più movimento».

Eppure Sambirano non ce l’ha fatta, e ha chiuso.

«In realtà Sambirano ha avuto grande successo in città, era sempre pieno fino al momento della chiusura. Il fallimento è stato da un punto di vista finanziario ma la location e la tipologia di attività sono azzeccate in pieno. Magari c’erano difficoltà nel servizio interno ma la città lo aveva subito apprezzato tanto che abbiamo già avuto più di una richiesta per rilevare l’attività e ripartire. Certo che con il fallimento di mezzo servirà un’attività di raccordo con il curatore fallimentare, ma è un ottimo segnale».

Le targhette sui citofoni ancora tutte vuote invece?

«I citofoni vuoti hanno poco significato, non è che troviamo come nei condomini di Pratofontana i nomi di uno o l’altro inquilino. Questa è una proposta diversa che guarda a città come Roma o Milano, lì spesso troviamo solo il numero civico e l’interno dell’appartamento, anche per una questione di privacy».

Una Reggio dei vip?

«Si paga 3.900 euro al metro quadro, non è da vip è per persone che decidono di spendere una certa cifra e vivere in centro storico a certe condizioni».

Condizioni quali il parcheggio interno elevato davanti alla porta di casa?

«Anzitutto è una struttura antisismica realizzata secondo le tecniche più moderne e ci sono condizioni di sicurezza molto elevate, ad esempio abbiamo scelto di non avere il gas negli appartamenti. Qui inoltre è possibile arrivare in auto nel cuore della città, parcheggiare nel piano interrato oppure sono disponibili 30 posti al secondo e terzo piano: si entra nei due elevatori con la macchina, si parcheggia al piano stabilito e uscendo si è direttamente davanti casa. Interventi come questi sono da grandissime città, ultimamente a New York vengono fatte proposte di questo tipo, anche se certo non voglio dire che Reggio sia una realtà di quel tipo».

Magari non come New York, ma forse come Milano. Ispirarsi a un modello che guarda al capoluogo lombardo crede sia efficace a Reggio Emilia?

«Sì. Molti reggiani hanno dato un parere positivo fin da subito, un segno di risposta favorevole da parte della città già c’è. Inoltre le grandi famiglie reggiane si sono sempre rivolte agli architetti milanesi, il legame fra le due realtà è sempre esistito».

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