«Giuseppe non si è mai mosso anche da sorvegliato speciale»
I due difensori del 56enne contestano le continue richieste di carcerazione nei confronti del loro assistito ora in cella a Teramo
REGGIO EMILIA. Sul piano giudiziario la sorte di Giuseppe Vertinelli è stata – in Aemilia – del tutto speculare a quella del fratello Palmo.
Dopo la sentenza del 31 ottobre il 56enne è stato arrestato e poi trasferito nel carcere di Teramo.
ATTI D’INDAGINE
«La vicenda di Giuseppe e Palmo Vertinelli è stata da sempre unica – ribattono i difensori Alessio Fornaciari e Maria Battaglini – nel senso che, benché nel processo penale sia necessario provare, a fini di condanna, che i fatti contestati dall’accusa siano riconducibili al singolo imputato, anche eventualmente a titolo di concorso, l’indagine e poi il processo Aemilia non hanno mai stabilito chi dei due abbia fatto cosa. Parlare dell’uno – aggiungono – sarebbe la stessa cosa che parlare dell’altro. Non a caso, in tutti gli atti si scrive “i fratelli Vertinelli”. Si tratta, invece, di due persone distinte come è evidente, ma soprattutto di due distinti imputati come andrebbe provato».
Poi il discorso dei due legali si sposta sull’andirivieni dal carcere.
dentro e fuori
«La scarcerazione del 22 marzo era avvenuta per decorrenza dei termini massimi di carcerazione in quanto Giuseppe Vertinelli era in custodia cautelare solo per il reato-fine di intestazione fittizia in quanto per il reato di associazione mafiosa lo stesso era stato scarcerato dal Tribunale del Riesame di Bologna nel 2015. La contestuale e nuova ordinanza di carcerazione sempre del 22 marzo veniva emessa dal Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta avanzata dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna, quando il processo stava per terminare. L’istruttoria dibattimentale si era sostanzialmente conclusa, eppure la Procura ha ritenuto di non poter attendere le conclusioni del processo per avanzare una nuova richiesta cautelare in relazione alla eventuale in quel momento, ma poi verificatasi, condanna per associazione di stampo mafioso. Si temeva, probabilmente, che nei mesi di libertà (per la verità vigilata) di cui Giuseppe avrebbe goduto, avesse potuto far perdere le proprie tracce. Ed invece – rimarcano i due difensori – una volta che il Riesame di Bologna ha annullato il provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Reggio Emilia, Giuseppe Vertinelli non si è mai mosso dalla sua abitazione a Montecchio e ha trascorso il suo tempo da “libero” con la moglie e i figli, attenendosi alla misura della sorveglianza speciale emessa dal Tribunale misure di prevenzione di Reggio Emilia. Ora – concludono gli avvocati Fornaciari e Battaglini – attendiamo le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado dalle quali ripartiremo». —
T.S.
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