«Pronti ad andare alla Corte europea per Palmo Vertinelli»
Pecorella: «Non puoi carcerarlo due volte per lo stesso fatto» «C’è un certo accanimento giudiziario nei suoi confronti»
Il noto penalista ed ex docente universitario Gaetano Pecorella – difensore di Palmo Vertinelli – parla apertamente di persecuzione giudiziaria nei confronti del suo assistito. Una sofferta vicenda giudiziaria legata ad Aemilia con diverse “tappe” a cui il difensore replica punto su punto anche con parole dure.
Professor Pecorella, nel 2015 Palmo Vertinelli fece alcuni giorni da latitante...
«Venne a sapere di essere ricercato con l’arresto del fratello Giuseppe. Mi contattò per essere difeso, e decidere il da farsi. Lo incontrai a Bologna la sera del giorno prima dell’udienza avanti al Riesame. Si costituì la mattina all’alba».
Ma giorni dopo venne liberato. Cosa portò i giudici a decidere per la scarcerazione?
«Lo stesso giorno in cui entrò in carcere ci fu il provvedimento di scarcerazione per mancanza di indizi. In sostanza il Riesame ritenne che non fosse partecipe dell’associazione mafiosa. La Procura non impugnò dimostrando così di condividere quelle valutazioni. Da quel momento, però, cominciò a braccarlo con provvedimenti di sequestro, con le misure di prevenzione, distruggendo aziende che, a detta di tutti, in quegli anni avevano lavorato molto bene».
Un secondo arresto arrivò con Aemilia bis. Cos’era cambiato?
«Ebbe un’altra causale, cioè l’ipotesi che le società, o i beni, intestati ad altri fossero riconducibili a lui, in particolare è stato accusato di aver fittiziamente intestato un bar al figlio ed un ristorante alla moglie. Palmo ha fatto quello che molti di noi hanno fatto. Ha aiutato la moglie ed il figlio ad avviare le loro attività. Dove sta il reato? Tanto più che i periti del Tribunale hanno escluso che il denaro investito avesse provenienza illecita».
Quest’anno il “giallo” del 22 marzo, durante il maxiprocesso: nuova scarcerazione e pochi minuti dopo è tornato in cella...
«È la prova di un certo accanimento. Erano scaduti i termini di custodia cautelare per le intestazioni fittizie. L’8 febbraio i pubblici ministeri hanno modificato l’accusa di mafia. L’associazione avrebbe operato anche dopo gli arresti. Come? E per fare che? Nulla. Però, è stato chiesto d’intervenire sulla libertà. La richiesta avanzata quando Palmo doveva essere rimesso in libertà così da bloccarlo sulla porta del carcere. La libertà riconquistata, immediatamente tolta».
Il 4 aprile nuovo ricorso difensivo al Riesame ed arriva la scarcerazione. Lei fu severamente esplicito: «La situazione è stata riportata nell’alveo della legalità».
«Il Riesame ancora una volta ha riconosciuto che l’arresto era ingiustificato, perché il Tribunale di Reggio Emilia non aveva preso in considerazione gli argomenti proposti dalla difesa. In questo caso, per legge, l’ordinanza custodiale è nulla. A buon senso, se il reato è lo stesso, come è possibile incarcerare per due volte?».
Il 31 ottobre la terza carcerazione come richiesto dall’accusa ed avallata dalla Corte di Aemilia con un’ordinanza allegata alla sentenza. Decisione poi confermata dal Riesame. Rispunta per la terza volta il 416 bis...
«Con la condanna è stato nuovamente arrestato. È consentito, ma la custodia cautelare non è una anticipazione della pena, c’è la presunzione di innocenza. E la carcerazione preventiva si giustifica soltanto se ci sono esigenze cautelari. Qui mancavano. Vertinelli ha l’obbligo di dimora in un piccolo paese, con il divieto di incontrare persone sospette, e questi obblighi non sono mai stati violati. Dov’è il pericolo di fuga? Dov’è la pericolosità? Il Riesame ha confermato il provvedimento del Tribunale di Reggio Emilia. Non ne conosciamo ancora i motivi. In questo momento Vertinelli è detenuto in base a due provvedimenti per l’identico fatto e per gli stessi indizi: questo, successivo alla sentenza, e il precedente, quello annullato e poi confermato dalla Cassazione. Sono abituato a vedere di tutto, ma è la prima volta che vedo un imputato detenuto in base a due provvedimenti distinti, ma identici».
Il trasferimento di Palmo nel carcere di Torino come lo “legge”?
«Non ha particolare significato, o almeno io non lo colgo. È normale che alla fine di un maxiprocesso i detenuti vengano smistati. Ma anche questo fa di Vertinelli una cosa, di cui i magistrati dispongono, piuttosto che una persona».
Ora cosa intende fare?
«Vertinelli ha avuto un trattamento che non può non avergli dato una grande sofferenza. Essere un pendolare del carcere è molto doloroso. Farò di tutto perché possa avere una misura meno afflittiva, come è stata data ad altri. Abbiamo ricostruito la sua vita, nel processo. È arrivato dal Sud con la “valigia di cartone”, e qui ha saputo costruire una attività imprenditoriale che è stata utile alla collettività. È stato condannato a 30 anni. È destinato ad un carcere a vita. Non ha mai richiesto un “pizzo”, anzi in passato lo dovette pagare. Non ha mai minacciato o intimidito nessuno. Non merita questo trattamento. Al momento non si può accedere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché prima bisogna avere fatto ricorso a tutti i rimedi interni, e cioè, nel nostro caso alla Corte d'Appello e alla Cassazione. Probabilmente rivolgerci a Strasburgo è quanto saremo costretti a fare se Palmo non avrà un giusto processo». —
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