BABILONIA REGGIANA FUORI CONTROLLO
segue dalla prima
Un luogo separato, sorgente d’ogni locale disagio, disperazione, illegalità, criminalità, vite clandestine e etnie affastellate, droga e pugnale, bazar. È una reggiana babilonia fuori controllo.
Le misure fino a oggi adottate – al netto delle promesse oggi proclamate – sono state improntate al quanta gente c’è, che cosa fa, chi è, perché è lì. Nei periodi più acuti le autorità costituite decidono di alzare il livello del contenimento con azioni che la legge consente e perché la città intorno non ne può più: ispezioni sulle proprietà e gli affitti, identificazioni, pattuglie, abbellimenti di piazza Marconi perché anche il degrado va in cura dall’estetica, operazioni “Ramazza 1”, “Ramazza 2”, “Ramazza 3” il cui titolo piacerà al ministro degli Interni, ma scandisce una ripetizione che sembra dire “ci riprovo, ma tanto tornano...”.
Da parte sua la giunta tenta un “occupy via Turri”, ancor prima che i Vigili del Fuoco comunicassero il trasloco dalla Canalina alle ex Officine Reggiane. Il Comune ha promesso di portare nell’ex stabilimento dell’Enocianina in via IV Novembre, il comando della polizia urbana. Dissuasione alla sorgente, dunque. È come se la Gazzetta – rispettando le materie prime d’ogni professione - decidesse di trasferirsi da quelle parti. Perché là appunto c’è la fonte di quasi ogni fatto di nera in città, quotidiano e costante. Ma quel mondo riuscirà comunque ad adattarsi a una sirena, al passaggio di un’uniforme, al ripopolamento di cittadini che andranno negli uffici dei vigili.
La questione è antropologica, sta nelle cantine. Cioè i problemi del Turristan sono residenti e nascosti nelle fondamenta del quartiere, in quell’affastellamento che ho citato all’esordio. Cantine. Esse vanno svuotate, drasticamente. Vanno svuotati gli appartamenti dove vive gente senza contratto, in subaffitto, in numero straordinario, dove non sussistono le condizioni igieniche e sanitarie. Di qua dalla ferrovia come al di là, ovvero nelle ex Reggiane, dove il trasferimento umanitario mai coinciderà con l’adeguamento degli “ospiti” alle leggi, alle norme, ai regolamenti. Così lo Stato e il Comune rischiano di trasformarsi nel buon Samaritano a perdere. —
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