«Da sempre disegno e creo pezzi unici ma le nuove generazioni cercano altro»
Giorgio Paterlini da trent’anni si dedica alla sua grande passione, ora nell’atelier “Il Sigillo” in via Guido da Castello
Quattro anni fa, a Reggio Emilia, è nata l’associazione Mestieri d’Arte grazie alla collaborazione della Fondazione Far-Studium Regiense, per tutelare e promuovere attività di alto livello qualitativo che si rifanno a un antico “saper fare”. Comincia oggi il nostro viaggio per conoscere uno ad uno i diciassette artigiani che aderiscono all’associazione.
Carlotta Curti
REGGIO EMILIA. Nel suo piccolo atelier in via Guido da Castello incontriamo Giorgio Paterlini, artigiano che porta avanti un mestiere di una volta, l’orafo di bottega che disegna e crea gioielli d’arte: pezzi unici che sembrano opere d’arte. Avere un gioiello di Giorgio Paterlini è come possedere un quadro o una scultura realizzati in un unico esemplare.
Paterlini, in cosa consiste la sua attività?
«Sono un artigiano orafo, ossia mi occupo di creazione di gioielli, pezzi unici o su ordinazione del cliente, riparazioni e ideazioni di gioielli in genere. A volte i clienti vengono con un’idea chiara di come vorrebbero il gioiello, a volte chiedono cosa ho da proporgli».
Come è nata questa passione? Le è stata tramandata da qualcuno?
«No, non mi è stata tramandata, ma facendo l’Istituto d’arte e scegliendo l’indirizzo di oreficeria mi sono appassionato a questo lavoro. Avevo scelto quest’indirizzo visitando ciò che facevano a scuola, mi piaceva in genere l’arte e il disegno. Dopodiché ho iniziato a lavorare un po’ da autodidatta, un po’ in qualche laboratorio. Sempre a Reggio Emilia, sono trent’anni che svolgo questo mestiere, dall’87».
Cosa significa svolgere un mestiere ormai perduto come l’orafo?
«Significa sacrificio. Negli ultimi 15-20 anni è calato sempre di più l’interesse sul gioiello da parte delle nuove generazioni, oggi un ventenne o un trentenne non va più a cercare il gioiello, magari va a prendere il “gioiello” in acciaio, la cosa pubblicizzata, non vanno alla ricerca del pezzo unico, della cosa unica e preziosa... Ora con la diffusione a tappeto dei social anche noi dobbiamo cercare di evolverci parecchio perché altrimenti perdi il treno».
E lei i social li usa?
«Io sto cercando di usarli adesso perché ne ho bisogno, la pubblicità classica non paga più come una volta. La fai e ti fai vedere però se vado al di fuori di Reggio questa non basta. Io invece, per continuare questa attività, devo cercare nuovi mercati. Mia moglie, che è più pratica, mi dà una mano con Facebook e Instagram».
Suo nonno Avvenire Paterlini è stato un personaggio di spicco della Resistenza. Suo padre Nino, dipendente comunale, per quindici anni è stato presidente del circolo culturale Antonio Gramsci. Come mai lei non si è concentrato sulla politica?
«Mio padre è sempre stato conosciuto per il sociale, per lo sport, la politica. Il nonno ha avuto un passato da partigiano, la nonna è stata primo consigliere comunale donna…la cosa bellissima è che non c’entra niente con l’oreficeria però c’entra comunque con l’arte perché il nonno aveva fatto la scuola di disegno per muratori, il papà ha fatto l’istituto d’arte quindi diciamo che l’idea delle cose antiche o comunque dell’originalità delle cose, del fare, del disegnare, del cercare delle soluzioni c’era. L’arte mi è sempre piaciuta, sin da quando ero alla scuola materna mi piaceva molto lavorare con la creta e disegnare. No, io in politica non mi vedo perché in politica devi scendere a compromessi, io sono o bianco o nero. Poi da ragazzo qualcosa a scuola si è fatto, l’ideologia ce la puoi avere ma finisce lì».
Il mestiere di orafo lo tramanderà a qualcuno?
«Io non ho figli quindi sarà facile che finisca con me quest’attività».
Lei fa parte dell’associazione “Mestieri d’arte”, quanto significa per lei?
«Tanto. Si tratta di un’associazione di artigiani e artisti del centro storico che abbiamo formato qualche anno fa. Siamo artigiani, restauratori, stilisti, tutta gente che lavora ancora con le mani. È questo il filo rosso che ci unisce». —
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