Gli sfollati raccontano «In fuga con le maschere per riuscire a respirare»
All’Hotel Cristallo sono stati accolti alcuni degli inquilini del palazzo di via Turri «Noi proprietari storici abbiamo vissuta tutta la metamorfosi di questa zona»
. Luigia Ferretti è uscita in fretta e furia, in camicia da notte. «Questa mattina – racconta – volevo prendere il giornale ma non avevo i soldi. Ho fatto appena in tempo a prendere le chiavi di casa quando mi hanno portata via». La signora vive da 40 anni nell’appartamento di via Turri. La incontriamo nella tarda mattinata all’Hotel Cristallo di via Gramsci, dove il Comune ha dislocato alcune delle famiglie temporaneamente evacuate dopo l’incendio.
Nella palazzina di via Turri, al civico 33, ci sono 22 appartamenti, quattro dei quali abitati da italiani. Al tavolo con la signora Luigia ci sono gli altri residenti “storici”, della palazzina, Ermanno Baraldi e Pietro Di Nuzzo. «Eravamo tutti proprietari un tempo. Noi abbiamo vissuto tutta la metamorfosi di questa zona», raccontano.
SOCCORSI NELLA NOTTE
Gli inquilini, mentre attendono di essere condotti nei loro appartamenti, per recuperare alcuni effetti personali, rievocano i momenti vissuti poche ore prima. Sono stanchi e desiderosi di tornare alla normalità. «Non si poteva respirare, non potevamo scendere dalle scale. Sono arrivati i vigili del fuoco – spiega Di Nuzzo – e siamo stati fatti scendere con le maschere, ognuno di noi con due vigili al fianco».
La signora Ferretti è stata avvertita di quello che stava accadendo dai pompieri. «Ho sentito bussare alla porta blindata, ho aperto e mi hanno portato subito via». La donna sperava di poter tornare rapidamente in casa. «Invece dopo aver atteso sotto il portico ci hanno portati in ospedale e ora qui, in albergo, dove dovremo restare un paio di giorni».
Interviene Raffaele D’Amore, maitre dell’hotel Cristallo: «Questa notte il Comune di Reggio ha chiamato alle tre e mezza e ci ha chiesto se c’erano stanze disponibili. Questa mattina sono arrivati i primi ospiti».
Servizi sociali
A seguire gli aspetti logistici del trasferimento degli sfollati al Cristallo e in un’altra struttura cittadina ci sono gli assistenti sociali del Comune, che censiscono le famiglie, valutano la presenza di minori e anziani e cercano di capire le esigenze che potrebbero insorgere.
Ieri mattina nella hall dell’hotel c’erano i tre italiani, due donne asiatiche e una famiglia di sei persone (marito, moglie e quattro figli).
Tutti conoscevano, almeno di vista, le due vittime, i coniugi marocchini Mohammed e Malika. «Non sappiamo cosa sia successo – prosegue Di Nuzzo –, ci hanno detto che sono inciampati e li hanno trovati morti lungo le scale». Interviene Baraldi. «Sapevamo che lavorava per un’impresa di pulizie. Una persona cordiale, sociale, anche la moglie e i figli».
Gli inquilini, che sono stati costretti a scappare nel cuore della notte, ritengono strano che l’incendio sia potuto divampare dalle cantine. «Abitiamo al terzo piano. Abbiamo visto il fumo salire dal secondo piano, secondo me veniva da lì l’incendio », dice Baraldi
Di Nuzzo è d’accordo. «Dalla cantina non ci è sembrato. Tra l’altro le cantine hanno la porta in acciaio e la parte superiore aperta, non ci è sembrato di vedere il fumo uscire da lì».
cantine occupate
Nel palazzo il problema delle cantine occupate è noto, anche se i nostri interlocutori ritengono che il problema fosse più d’attualità tempo fa. «Una persona in cantina l’ho trovata questa estate – aggiunge però Baraldi –. Ero andato a prendere la mia bicicletta, e quella persona mi ha pregato di non dire niente a nessuno...».
Mentre parliamo una pattuglia della polizia municipale arriva in hotel per portare i residenti di via Turri nei loro appartamenti per recuperare effetti personali. «Ci hanno detto che sono ancora agibili – dice Di Nuzzo –. Però è entrato molto fumo e ha annerito tutto. Per respirare abbiamo aperto le finestre perché il fumo passava da sotto la porta. Speriamo di tornare presto a casa». —
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