Gazzetta di Reggio

Reggio

Il grande coraggio dei vigili del fuoco «Dalle finestre le grida di aiuto»

Ambra Prati
Il grande coraggio dei vigili del fuoco «Dalle finestre le grida di aiuto»

Sette squadre di pompieri hanno sfidato fumo e fiamme «Senza tempestività le vittime sarebbero state più»

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«Quando la prima squadra è arrivata sul posto alle 23.45 era pieno di gente sui balconi e alle finestre che gridava “aiuto, aiuto”. I sette vigili del fuoco si sono trovati davanti ad una scelta drammatica: chi salvare per primo? Poi sono stati seguiti da una mobilitazione massiccia». Il caposquadra Antonio Sgrò, che ieri alle 8 ha dato il cambio al funzionario di guardia che ha operato per l’intera nottata, l’ingegner Fortunato Rognetta, ha spiegato le condizioni estreme nelle quali hanno operato i vigili del fuoco.

Gli eroi della nottata reggiana sono stati loro, i pompieri: le immagini dei bambini in braccio agli specialisti con il casco sono rimbalzate su tutti i media. La palazzina di via Turri 33 si è trasformata in una trappola di fuoco per gli stessi pompieri, che sono riusciti a trarre in salvo una quarantina di persone (parte dei residenti sono usciti in maniera autonoma) senza per fortuna annoverare feriti. «Se l’operazione di salvataggio non fosse stata tempestiva, il bilancio delle vittime sarebbe stato ben maggiore», aggiunge il caposquadra.

LA MOBILITAZIONE

Quella prima squadra – avvisata dal residente Ivan Nicula (dal primo piano è stato lui a chiamare il 115 e ad aprire la porta d’ingresso, alle 23.45, seguito da una marea di chiamate di residenti terrorizzati) – è stata ben presto raggiunta da tutti gli uomini disponibili al comando di via della Canalina, più in supporto dai distaccamenti di Guastalla e Sant’Ilario e da una squadra da Modena, dotata di un ventilatore particolare per tentare di dissipare il fumo. In totale sono arrivati sul posto sette mezzi e due autoscale per una trentina di operatori. Il salvataggio si è subito rivelato alquanto difficoltoso per gli stessi esperti del corpo, che hanno dovuto agire in condizioni estreme e mettere in atto le autotutele necessarie.

IL FUMO E IL VENTO

«A causa del fumo nero denso la visibilità all’interno del palazzo era quasi zero e il calore insopportabile per gli stessi soccorritori. Il problema è che lungo la rampa di gradini non c’era aerazione; il vento forte, che avrebbe aiutato, è sopraggiunto all’alba. Per non respirare il fumo nocivo abbiamo dovuto usare respiratore e bombole, ma è ovvio che caricare di peso una persona di 70 chili e trasportarla giù per le scale con quell’equipaggiamento pesante è un’impresa ardua, che comporta una prestanza fisica notevole». Tanto che, commenta Sgrò, «per noi è già un miracolo che nessun operatore sia rimasto ferito o intrappolato a sua volta. Non si è fatto male nessuno dei nostri: lo consideriamo un successo. Fermo restando che la priorità era il soccorso alle persone, l’incolumità degli operatori è stata una delle principali preoccupazioni».

I I TESTIMONI

Meno rischioso, ma dalle tempistiche più lente, il salvataggio dall’esterno con l’autoscala e le scale in legno (le cosiddette scale italiane). Diversi testimoni hanno dichiarato che i pompieri urlavano di stare lontano dalle finestre perché dovevano spaccarle. «Sì, abbiamo rotto finestre e porte finestre con i martelli e l’attrezzatura in dotazione. Per fortuna siamo riusciti ad estrarre e ad evacuare tutte le persone che si trovavano in pericolo: abbiamo tratto in salvo una quarantina di residenti. Coloro che non ce l’hanno fatta è perché erano già in uno stadio di intossicazione avanzata: avevano perso conoscenza o erano in condizioni compromesse».

LE FIAMME

Una bombola di gas lasciata aperta, una stufetta, un rogo partito dal secondo piano: sul posto le indiscrezione sull’origine del maxi rogo si sono sprecate. «Si tratta di illazioni senza riscontro – spiega Sgrò –. Le bombole di gas le abbiamo trovate al secondo piano», usate con tutta probabilità dai residenti delle utenze alle quali era stato tagliato il gas anni fa, ma sono estranee all’accaduto. «L’unica certezza è che le fiamme sono partite dalle cantine del seminterrato, non dai garage. Fiamme che sono state alimentate dalla notevole quantità di materiale combustibile ammassato, di tutte le tipologie: masserizie, arredi, vestiti, attrezzatura da lavoro, perfino pneumatici di veicoli». Tant’è che ieri l’inconfondibile odore di gomma bruciata era avvertibile. «Non abbiamo ancora trovato il nucleo principale dal quale è partito il rogo. Il problema è che le alte temperature hanno fatto crollare parte della controsoffittatura delle cantine in laterizio e non sappiamo cosa c’è sotto. Abbiamo passato la mattinata seguente a rimuovere i detriti e smassare i residui, per evitare la ripresa dell’incendio. Per ora non possiamo escludere nessuna ipotesi, nemmeno quella dolosa». —



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