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Inferno in via Turri: il racconto della notte più lunga fra eroismi, paura e sacrifici

Leonardo Grilli
Inferno in via Turri: il racconto della notte più lunga fra eroismi, paura e sacrifici

Il racconto della tragedia che ha sconvolto Reggio Emilia, vissuta in presa diretta. Due vite spezzate, 38 intossicati fra i quali una bambina in serie condizioni. Decine di soccorritori impegnati per quattro ore, si indaga sulle cause

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REGGIO EMILIA. Svegliarsi nel cuore della notte sentendo puzza di bruciato, aprire la porta di casa e non vedere nulla se non una densa colonna di fumo bianco invadere tutto il palazzo. Scendere le scale in tutta fretta mandando avanti i figli per salvar loro la vita, perdersi nei corridoi irrespirabili dell’edificio fino a svenire a pochi metri dall’uscita, e morire.

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Quello che è accaduto al civico 33 di via Turri nella notte fra domenica e lunedì è stato un inferno che si è portato con sé, nonostante l’incredibile lavoro dei vigili del fuoco, le vite di due genitori e ha provocato decine di intossicati e altrettanti sfollati, che per giorni non potranno rientrare nel palazzo sottoposto a sequestro.

L’allarme al 115. Ciò che ha reso questo incendio una delle più grandi tragedie mai successe in zona stazione è la circostanza: il rogo, partito da una delle cantine dell’edificio, si è sviluppato quando la maggioranza dei residenti era già a letto.

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E nel momento in cui le prime persone si sono accorte del fumo, questo aveva già abbondantemente invaso i primi tre piani del condominio. Le telefonate al 115 sono partite verso le 23.30 e immediatamente sul posto si sono recate due squadre dalla caserma di via della Canalina, che poi sono diventate quattro e ancora otto fino a un totale di una decina di mezzi dei pompieri impegnati soprattutto nel salvataggio dei residenti, affacciati alle finestre in cerca di aria.

L’inferno. Il 33 di via Turri è diventato nel giro di pochi istanti un incubo. Dense colonne di fumo bianco, dal forte odore acre che bruciava i polmoni, uscivano dalle finestre al terzo piano e dal retro del palazzo fino, in pochi minuti, a raggiungere l’attico. Oltre alle difficoltà provocate dalla visibilità praticamente assente, i soccorritori hanno dovuto gestire la complessa situazione abitativa di quel civico, dove vivono moltissime famiglie con bambini piccoli.

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Famiglie che spesso, fino a quando i vigili del fuoco dotati di maschere e ossigeno non sono saliti a bussare alle loro porte, non si erano accorte di quanto stava accadendo.

I soccorritori. Non appena si è capita la gravita del rogo, sul posto sono arrivate le forze dell’ordine in supporto, decine di agenti inviati dalla questura e dal comando della Municipale, che hanno aiutato in ogni modo i sanitari e i pompieri: hanno sollevato scale, portato bottiglie d’acqua per idratare tanto i vigili del fuoco quanto i feriti, calmato l’enorme capannello di parenti e amici che si era radunato attorno al palazzo, in ansia per la salute dei conoscenti.

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Un lavoro immane che è sembrato senza fine: ogni volta che un ferito veniva portato in strada, subito ne spuntava un altro. Una corsa scandita dalla campanella di allarme dell’autoscala del 115, che suonava ogni volta che un pompiere scendeva con in braccio qualcuno.

Decine di bambini. In braccio perché, in quel palazzo, vivono tantissimi bambini che non potevano essere portati in salvo passando per l’interno dell’edificio.

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È stato necessario, per ognuno di loro, farseli passare dai balconi e accompagnarli a terra stringendoli fra le braccia. Un’operazione delicata che è stata ripetuta ancora e ancora, e per ogni gradino della scala in meno, tutti i presenti tiravano un sospiro di sollievo.

La tragica scoperta. Questo lavoro difficile e meticoloso è andato avanti per ore, ma proprio quando sembrava che tutti i residenti fossero usciti in salvo è stata fatta la tragica scoperta: verso l’1.30 i vigili del fuoco hanno trovato due corpi esanimi sulle scale interne del palazzo, all’altezza del secondo piano. Un uomo e una donna, che sono stati immediatamente portati all’esterno dell’edificio e sdraiati sotto i portici.

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Ma i tentativi di rianimazione dei sanitari, con ossigeno e manovre di respirazione, sono stati purtroppo vani: Mohammed Bahik e sua moglie Malika sono stati coperti da un lenzuolo bianco e in seguito portati all’obitorio, morti a causa del fumo che li ha soffocati mentre cercavano di scappare.

Il bilancio dei feriti. Le operazioni di soccorso sono andate avanti ancora per ore e sono terminate solo verso le quattro del mattino. Complessivamente sono 38 le persone intossicate, quattro delle quali hanno avuto necessità della camera iperbarica. Di queste, due adulti e una bambina sono stati trasferiti a Fidenza e rientrati nella mattinata di ieri al Santa Maria mentre la più grave resta, purtroppo, una bambina di 3 anni trasportata in elisoccorso all’ospedale Niguarda di Milano, dove si trova in Rianimazione in prognosi riservata.

Le possibili cause. Ora la domanda che tutti si pongono riguarda le possibili cause del rogo che si è trasformato in una tragedia. Una delle ipotesi era che a provocare l’incendio in cantina fosse stata la stufetta di qualche senzatetto che vi dormiva abusivamente, ma questa tesi è stata poi esclusa dagli inquirenti.

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