Gazzetta di Reggio

Reggio

Le vittime 

Marito e moglie prima di morire hanno salvato il figlio diciottenne

Ambra Prati

Mohammed è rimasto accanto alla donna malata Lei, Malika, ha intimato al ragazzo di andarsene e di non tornare indietro 

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Sono morti insieme, soffocati dal denso fumo che aveva invaso il palazzo. Lui, Mohammed Bahik, 57 anni, è rimasto accanto fino alla fine alla moglie Malika Ouatach, di tre anni più giovane di lui. I problemi di salute hanno impedito alla donna di imboccare rapidamente le scale, l’ascensore era bloccato e forse marito e moglie hanno deciso di attendere i soccorsi: li hanno ritrovati lungo le scale tra il terzo e il secondo piano.

Malika nei suoi ultimi momenti di vita è stata protagonista di un estremo gesto d’amore nei confronti del figlio diciottenne Kamal. «Vai via, mettiti in salvo», ha insistito la madre. Il giovane in un primo tempo ha tentato di far cambiare idea ai genitori, poi ha ubbidito a malincuore.

Ieri notte in via Turri il ragazzo continuava a chiedere a tutti: «Dove sono i miei genitori?». In un primo momento si pensava che le vittime fossero una coppia di cinesi, pertanto gli amici e i soccorritori, entrati nel palazzo per cercare i genitori di Kamal, non riuscivano a capire dove fossero finiti. Soltanto in seguito si è avuta la tragica conferma che le vittime erano Malika e Mohammed.

La coppia di marocchini domenica sera si trovava nel suo appartamento, nell’interno 15 del terzo piano, con il figlio diciottenne, che lavora come metalmeccanico, mentre l’altro figlio, Aiman, studente sedicenne, era fuori casa. Il figlio sopravvissuto al rogo ha saputo in ospedale, dove è stato ricoverato per una lieve intossicazione, della morte dei genitori.

Mohammed Bahik lavorava per una impresa di pulizie civili e industriali, la Clean Service di Sesso. Il furgone con il quale ieri mattina avrebbe dovuto recarsi al lavoro è rimasto parcheggiato sotto il palazzo. La moglie faceva la casalinga ed era conosciuta nel quartiere.

La coppia era arrivata in Italia nel 2012. A Reggio Mohammed ha vissuto con due sorelle, una che lavorava all’Ipercoop e si è trasferita in Francia con la madre e l’altra, sposata e con figli, che abita in via Emilia Ospizio. Quest’ultima, Siham, ha raccontato: «Mio fratello e mia cognata hanno esitato. Quando il fumo che entrava da sotto la porta ha reso l’aria irrespirabile, è saltata la luce e sono rimasti al buio, per il panico hanno aperto la porta e sono stati investiti da un fumo nero». Fumo che con tutta probabilità ne ha provocato lo svenimento. I loro corpi senza vita sono stati rinvenuti dai pompieri verso le 3 lungo le scale tra il terzo e il secondo piano, a pochi metri dal loro appartamento. Le salme sono state composte al cimitero di Coviolo in attesa che la magistratura decida se far eseguire l’autopsia. «Conosco quella famiglia da anni: bravissime persone, integrate, lavoratori e solidali. Quando c’era bisogno di aiutare qualcuno, Mohammed si rendeva sempre disponibile con il suo furgone», ha dichiarato commosso Abderrahim Mouloudji, il presidente dell’associazione Alleanza Democratica Marocchina. —



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