Truffa Ina Assitalia, quattro anni a Petroni. Sequestrati 619mila euro all’ex subagente
Castelnovo Monti, svaniti 10 milioni con le polizze-fantasma. Il pm aveva chiesto 6 anni. La difesa: «Confessione decisiva per le indagini»
CASTELNOVO MONTI. Un’ora di discussione ed altrettanto tempo per arrivare alla sentenza di condanna a 4 anni di reclusione per il 49enne Sergio Petroni, l’ex subagente di Ina-Assitalia di Castelnovo Monti al centro dello scandalo polizze-fantasma (i cui importi finivano nei conti dell’imputato) che ha messo in ginocchio il nostro Appennino, visto che si sono volatilizzati sui 10 milioni di euro coinvolgendo circa 270 persone.
SOLO ADDETTI AI LAVORI. Ma per una vicenda dai forti clamori, strapiena di rabbia e lacrime, la conclusione del processo di primo grado (con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo) è stata a dir poco gelida, per addetti ai lavori – presente solo qualche sparuto risparmiatore truffato, dell’ex assicuratore nemmeno l’ombra – che si perdono nella sterminata aula-bunker di Aemilia. Il giudice Antonella Garcea nella sentenza ha preso anche altre due decisioni importanti. In primis non ha concesso provvisionali alle 117 parti civili rappresentate da 8 avvocati (solo la liquidazione delle spese legali a carico di Petroni) rimandando ogni risarcimento ad una causa civile. In seconda battuta ha posto sequestro i 619mila euro trovati in un conto intestato al condannato in una filiale Credem. Il pm Giulia Stignani aveva chiesto una pena leggermente maggiore (6 anni di reclusione) sulla scia di accuse totalmente documentate e una piena confessione da parte dell’imputato. Una requisitoria breve – di mezz’ora – ma incisiva. Sulla sentenza l’avvocato difensore Mariasilvia Grisanti è prudente nel commento: «Sono relativamente soddisfatta, ora attendiamo di conoscere le motivazioni della decisione (fra 90 giorni, ndr)per valutare un eventuale ricorso in Appello». In precedenza, nell’arringa, il difensore aveva chiesto che le attenuanti generiche fossero prevalenti sulle aggravanti (in pratica è una sola, cioè l’entità patrimoniale di quanto accaduto).
IL PESO SULLA COSCIENZA. Attenuanti legate alla confessione («Petroni sarebbe meglio chiamarlo collaboratore di giustizia, visto che ha fornito dettagli puntuali e documentazione agli inquirenti, un lavoro complesso a cui lui ha dato un contributo decisivo per venirne a capo, anche perché si è partiti da 20-25 anni fa»). Ne esce pure il ritratto difensivo di un uomo che «non ce la faceva più a vivere con quel peso sulla coscienza e ha confessato, mentre ora sta faticosamente cercando una nuova prospettiva di vita, pur non avendo ancora trovato un lavoro, non ha soldi e la sua famiglia (moglie e tre figli) si è disgregata». Pesanti le accuse a Petroni che è tutt’ora libero: truffa aggravata, appropriazione indebita, esercizio abusivo dell’intermediazione assicurativa senza essere iscritto all’albo degli assicuratori. Nelle 26 pagine del decreto di citazione a giudizio sono contenuti 230 episodi di truffa e una ventina di casi di appropriazione indebita. —
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