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il piano di emergenza del santa maria 

Un bilancio di 38 intossicati Gravi due bimbe di 5 e 3 anni

Ambra Prati
Un bilancio di 38 intossicati Gravi due bimbe di 5 e 3 anni

Per un’intera famiglia è stato necessario il ricorso alla camera iperbarica  Una bambina ricoverata prima al Niguarda e poi al Policlinico di Milano

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REGGIO EMILIA. Una bambina di 5 anni, Aya, la sorellina di 3 anni, Imane, in un primo tempo a rischio della vita, e i genitori (papà che lavora in un’autofficina e la mamma casalinga, marocchini residenti a Reggio da almeno un decennio), tutti intossicati. Una famiglia sfortunata, residente al secondo piano. Sono loro le quattro persone intossicate per le quali è stato necessario il trattamento in camera iperbarica, all’interno di una emergenza che per l’ingente numero di pazienti ha messo a dura prova il pronto soccorso del Santa Maria. Su 38 feriti si sono contati 23 adulti e 15 bambini, a parte il nucleo familiare tutti fuori pericolo e dimessi: solo 7 adulti restano ricoverati.

I PIù GRAVI

Genitori e bambine, tratti in salvo dai vigili del fuoco, hanno respirato il fumo nocivo troppo a lungo. Dopo una prima valutazione sanitaria, inizialmente la bimba di 5 anni e i genitori sono stati inviati alla camera iperbarica di Fidenza; nel pomeriggio i tre sono stati trasferiti all’arcispedale, con la bimba prima ricoverata in Rianimazione e dopo poche ore in pediatria. Ad impensierire è stata la più piccola, trasferita in elisoccorso all’ospedale Niguarda di Milano, dove è stata ricoverata in rianimazione in prognosi riservata. Per fortuna con il passare delle ore il quadro clinico è migliorato e la piccola è stata portata alla clinica pediatrica De Marchi del Policlinico di Milano, dotata di una terapia pediatrica punto di riferimento a livello nazionale; non ha ustioni ma solo una intossicazione pesante, è sedata e ventilata, la prognosi è ancora riservata. I genitori sono stati dimessi in serata.

PRONTO SOCCORSO

Per far fronte all’arrivo in massa dei feriti all’1.30 al pronto soccorso è scattato il Peimaf (piano di emergenza per il massiccio afflusso di feriti) di terzo livello, che prevede l’insediamento di un’unità di crisi per il coordinamento e l’attivazione di personale aggiuntivo (sono stati richiamati quattro infermieri, una operatrice sanitaria, il responsabile infermieristico dipartimentale e quattro medici, tra cui il direttore del Dipartimento di Emergenza-Urgenza e il responsabile del Pronto Soccorso). In via Turri è stata invece allestita un’area Pma (Posto Medico Avanzato) che ha gestito la prima assistenza e gli invii al triage. Alle 0.28 è arrivato al pronto soccorso il primo paziente in codice rosso. A distanza di due minuti il secondo; l’ultimo paziente è arrivato alle 3.17. Quando il piano d’emergenza è stato dichiarato concluso, alle 6, all’ospedale c’erano 38 persone intossicate. Un primo bollettino medico, in mattinata, ha annunciato che di questi 23 erano stati dimessi, dopo aver ricevuto un supporto psicologico e un luogo di ospitalità per la notte. Nel tardo pomeriggio di ieri tutti i minori (di età compresa tra 1 e 12 anni) sono stati dimessi, mentre restano ricoverati in Obi (osservazione breve e intensiva) 7 adulti, per continuare la terapia con ossigeno ad alto flusso. —

Ambra Prati

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