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Oggi arriva la Scientifica di Roma indagini tecniche ai massimi livelli

Tiziano Soresina Ambra Prati
Oggi arriva la Scientifica di Roma indagini tecniche ai massimi livelli

Nelle cantine si cerca la causa del rogo da cui si è sprigionato il fumo fatale per due persone. Fa capolino l’ipotesi del dolo

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Si punta su una indagine tecnica ai massimi livelli, con super esperti della polizia scientifica di Roma, ma anche sulla raccolta e sul vaglio puntiglioso delle testimonianze di tutte le persone presenti nell’edificio, una cinquantina.

LE PROVE DA DUE FRONTI

Su questo doppio binario, degli ultimi ritrovati degli esami chimici di laboratorio e dell’incrocio di decine di dichiarazioni, si giocherà la partita – quanto mai complicata e difficile da dipanare – dell’indagine per fare luce sulla tragedia di via Turri 33, l’incendio scoppiato nella notte tra domenica e lunedì che ha fatto due vittime (Mohammed Bahik, 57 anni, e Mailka Ouatach, 54) e ben 38 feriti. Proprio per essere sicuri di svolgere correttamente il primo, fondamentale sopralluogo all’interno del palazzo, il blitz, convocato per ieri mattina, è slittato ad oggi, quando arriveranno dalla capitale i numeri uno delle rilevazioni scientifiche d’avanguardia. In attesa l’edificio è rimasto sbarrato e inaccessibile, con gli accessi – sia l’entrata principale sia quella sul retro, con il cortile zeppo di masserizie ammassate e maleodoranti – sigillati con la scritta “locale sottoposto a sequestro giudiziario”.

I TESTIMONI

I vigili del fuoco, che stanno continuando ad acquisire documentazione sugli impianti, hanno rilevato la necessità di chiudere finestre e porte finestre, nell’immediatezza lasciate aperte fino all’ultimo piano nel tentativo di arieggiare. Il vento che ha soffiato in questi giorni, però, potrebbe trasportare elementi estranei o qualcuno potrebbe provare ad entrare: bisogna chiudere ogni infisso.

Il nucleo di polizia giudiziaria dei pompieri, formato da quattro persone, deve inoltre scattare fotografie e video sullo stato interno dei locali. Ma per entrare occorre rompere i sigilli, previa autorizzazione del magistrato Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) e della Squadra Mobile, che hanno preferito attendere. Nel frattempo i vigili del fuoco, che dovranno stendere una relazione dettagliata, stanno continuando a lavorare sul fronte delle testimonianze: sfilano uno ad uno tutti coloro che si trovavano nel condominio, almeno una cinquantina di persone, destinate a salire comprendendo eventuali passanti e vicini. «Riusciremo a ricomporre l’intero quadro, ci vuole pazienza», è stato il commento del dirigente dei vigili del fuoco Antonio Sgrò. Il comando di via della Canalina pare convinto che dai testimoni oculari possano emergere “dritte” in grado di far svoltare l’inchiesta. Il gran giorno è oggi, dunque, quando arriverà da Roma uno staff super specializzato con una attrezzatura tecnica ai massimi livelli, in grado di eseguire analisi chimiche mirate.

UN ROGO DEVASTANTE

A loro spetterà il compito di stabilire due aspetti: l’origine calorica del rogo e cosa ha bruciato. Le fiamme – violentissime – hanno avuto tutto il tempo di svilupparsi in modo completo, hanno fatto tabula rasa delle cantine e la priorità degli inquirenti è capire che tipo di materiale possa aver provocato una tale devastazione e un tale fumo tossico e invasivo.

IMPRUDENZA O DOLO?

Il fascicolo, per ora contro ignoti, aperto dalla Procura ravvisa i reati di incendio e omicidio plurimo colposo. Sul fronte delle ipotesi, le bocche restano cucite e trincerate dietro la formula del «si indaga a 360 gradi».

Resta aperta – ed è tenuta ben in considerazione – la pista dell’occupazione abusiva delle cantine: qualcuno che si sia rifugiato nel seminterrato e che, per scaldarsi, abbia usato ad esempio un generatore portatile, visto che nelle cantine non sono presenti prese per la corrente.

Non si esclude nemmeno l’atto doloso volontario, ad opera di qualcuno che abbia agito per vendetta o per altre finalità. —



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