Tensione davanti al palazzo sigillato Scoppia una rissa, ingresso presidiato
Ancora impedito l’accesso agli inquilini di via Turri 33, che ieri si sono presentati sul posto: «Ci servono solo i documenti»
Man mano che passano i giorni le difficoltà dei residenti sfollati dal palazzo in via Turri, sotto sequestro penale dopo il rogo che domenica notte ha provocato due morti e una quarantina di intossicati, si fanno sempre più serie. E assieme alle difficoltà sale anche la tensione, che ieri mattina si è manifestata in tutta la sua gravità davanti all’ingresso del civico 33.
via i sigilli
Quando verso le 11.30 i vigili del fuoco hanno tolto i pannelli in legno che sigillano il portone d’accesso, per consentire alla polizia scientifica di svolgere le indagini, si è subito sparsa la voce fra i residenti che qualcosa si stesse muovendo. Una decina di loro si è presentata poco tempo dopo con la speranza di entrare nelle proprie abitazioni, anche solo per pochi minuti.
Del gruppetto facevano parte anche i due figli di Mohammed Bahik, 57 anni, e Malika Ouatach, di tre anni più giovane, i due coniugi deceduti a causa del fumo sprigionatosi dalle cantine mentre stavano cercando di fuggire scappando per le scale.
le lacrime
Ad accompagnare i ragazzi, uno dei quali è ancora minorenne, le zie e diversi amici di famiglia. E quando tutti si sono ritrovati davanti al luogo della tragedia la mente è subito andata a quelle terribili ore di domenica, agli infiniti momenti in cui ancora si sperava che Mohammed e Malika fossero vivi, fuggiti da qualche parte o ricoverati in qualche stanza dell’ospedale, fino al tragico annuncio da parte delle polizia.
Trattenere le lacrime è stato impossibile, e diversi minuti davanti al portone del civico 33 sono stati dedicati al dolore, al pianto e al lutto.
le richieste
Poi sono cominciate le domande, rivolte al poliziotto e al vigile del fuoco lasciati a presidiare l’ingresso ora aperto. «Possiamo salire in casa uno alla volta – è stato chiesto da più voci – solo per prendere il minimo indispensabile?». Le famiglie sfollate e sistemate dal Comune in due alberghi della città, l’Airone e il Cristallo, sono molte e i genitori hanno necessità dei beni più disparati, dai libri di scuola dei figli alle chiavi della macchina per accompagnarli a lezione, fino ovviamente a vestiti puliti.
Ma la richiesta più urgente è stata quella di poter recuperare i documenti di identità e, soprattutto, i permessi di soggiorno. Fra gli stranieri residenti in quell’edificio, infatti, c’è chi ha bisogno di rinnovare in brevissimo tempo la carta, o chiede di poter riavere i documenti necessari a viaggiare per presenziare, ad esempio, ai funerali di Mohammed e Malika che si terranno in Marocco. Per molti il rischio è di non poter tornare regolarmente in Italia una volta scesi in Nordafrica.
Sale la tensione
Tutte le richieste vengono però respinte. Ai residenti viene pacatamente spiegato che il palazzo è sotto sequestro, fino a che il magistrato non dà il via libera nessuno può entrarvi, nemmeno per fotografare. Ma di fronte al dolore, alla necessità e alla paura di venir espulsi dal Paese le giustificazioni non bastano. La voce si alza e le domande si fanno sempre più insistenti, e cominciano dei battibecchi che hanno il loro culmine con alcuni tafferugli.
la rissa
Quando ormai è chiaro che non sarà possibile entrare nel palazzo, alcuni inquilini si spostano per parlare con i vigili del fuoco e chiedere ulteriori informazioni, altri ancora si raggruppano nei pressi dell’incrocio con via Sani.
Ed è qui che, per cause non del tutto chiare, è nata poco prima delle 13 una rissa fra diverse persone. Un tafferuglio durato poco più di un minuto ed esaurito quando una passante ha urlato alla polizia poco distante: «Venite, si stanno menando!». È bastato l’avvicinarsi degli agenti per scatenare un fuggi fuggi, finché, gradualmente, la situazione non è tornata alla normalità e tutti i residenti si sono allontanati, rassegnati. —
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