Gazzetta di Reggio

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Tensione davanti al palazzo sigillato Scoppia una rissa, ingresso presidiato

Leonardo Grilli
Tensione davanti al palazzo sigillato Scoppia una rissa, ingresso presidiato

Ancora impedito l’accesso agli inquilini di via Turri 33, che ieri si sono presentati sul posto: «Ci servono solo i documenti»

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Man mano che passano i giorni le difficoltà dei residenti sfollati dal palazzo in via Turri, sotto sequestro penale dopo il rogo che domenica notte ha provocato due morti e una quarantina di intossicati, si fanno sempre più serie. E assieme alle difficoltà sale anche la tensione, che ieri mattina si è manifestata in tutta la sua gravità davanti all’ingresso del civico 33.

via i sigilli

Quando verso le 11.30 i vigili del fuoco hanno tolto i pannelli in legno che sigillano il portone d’accesso, per consentire alla polizia scientifica di svolgere le indagini, si è subito sparsa la voce fra i residenti che qualcosa si stesse muovendo. Una decina di loro si è presentata poco tempo dopo con la speranza di entrare nelle proprie abitazioni, anche solo per pochi minuti.

Del gruppetto facevano parte anche i due figli di Mohammed Bahik, 57 anni, e Malika Ouatach, di tre anni più giovane, i due coniugi deceduti a causa del fumo sprigionatosi dalle cantine mentre stavano cercando di fuggire scappando per le scale.

le lacrime

Ad accompagnare i ragazzi, uno dei quali è ancora minorenne, le zie e diversi amici di famiglia. E quando tutti si sono ritrovati davanti al luogo della tragedia la mente è subito andata a quelle terribili ore di domenica, agli infiniti momenti in cui ancora si sperava che Mohammed e Malika fossero vivi, fuggiti da qualche parte o ricoverati in qualche stanza dell’ospedale, fino al tragico annuncio da parte delle polizia.

Trattenere le lacrime è stato impossibile, e diversi minuti davanti al portone del civico 33 sono stati dedicati al dolore, al pianto e al lutto.

le richieste

Poi sono cominciate le domande, rivolte al poliziotto e al vigile del fuoco lasciati a presidiare l’ingresso ora aperto. «Possiamo salire in casa uno alla volta – è stato chiesto da più voci – solo per prendere il minimo indispensabile?». Le famiglie sfollate e sistemate dal Comune in due alberghi della città, l’Airone e il Cristallo, sono molte e i genitori hanno necessità dei beni più disparati, dai libri di scuola dei figli alle chiavi della macchina per accompagnarli a lezione, fino ovviamente a vestiti puliti.

Ma la richiesta più urgente è stata quella di poter recuperare i documenti di identità e, soprattutto, i permessi di soggiorno. Fra gli stranieri residenti in quell’edificio, infatti, c’è chi ha bisogno di rinnovare in brevissimo tempo la carta, o chiede di poter riavere i documenti necessari a viaggiare per presenziare, ad esempio, ai funerali di Mohammed e Malika che si terranno in Marocco. Per molti il rischio è di non poter tornare regolarmente in Italia una volta scesi in Nordafrica.

Sale la tensione

Tutte le richieste vengono però respinte. Ai residenti viene pacatamente spiegato che il palazzo è sotto sequestro, fino a che il magistrato non dà il via libera nessuno può entrarvi, nemmeno per fotografare. Ma di fronte al dolore, alla necessità e alla paura di venir espulsi dal Paese le giustificazioni non bastano. La voce si alza e le domande si fanno sempre più insistenti, e cominciano dei battibecchi che hanno il loro culmine con alcuni tafferugli.

la rissa

Quando ormai è chiaro che non sarà possibile entrare nel palazzo, alcuni inquilini si spostano per parlare con i vigili del fuoco e chiedere ulteriori informazioni, altri ancora si raggruppano nei pressi dell’incrocio con via Sani.

Ed è qui che, per cause non del tutto chiare, è nata poco prima delle 13 una rissa fra diverse persone. Un tafferuglio durato poco più di un minuto ed esaurito quando una passante ha urlato alla polizia poco distante: «Venite, si stanno menando!». È bastato l’avvicinarsi degli agenti per scatenare un fuggi fuggi, finché, gradualmente, la situazione non è tornata alla normalità e tutti i residenti si sono allontanati, rassegnati. —



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