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Il rogo in via Turri divide i comitati e qualcuno chiede l’abbattimento

Ambra Prati
Il rogo in via Turri divide i comitati e qualcuno chiede l’abbattimento

Da viale IV Novembre propongono di «fare tabula rasa» Buffagni: «Non è la soluzione, serve un progetto globale»

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Dopo le ispezioni sulle cantine e sulle residenze dei palazzi limitrofi a quello di via Turri 33, eseguiti dalla polizia municipale, ieri sono scattati i controlli sulle utenze elettriche da parte di Enel. Una squadra di tecnici della società elettrica, inviata sul posto, ha passato al setaccio gli impianti e ha staccato l’utenza di un negozio situato sotto i portici perché il contatore era senza salvavita. Mentre prosegue l’inchiesta principe, le autorità vogliono evitare che un disastro del genere accada di nuovo e le verifiche a tappeto sono state estese pure agli impianti elettrici, che in quell’area sono una babele di fili.

COMITATI DIVISI

Nella giornata della fiaccolata, organizzata da Cres (Comitato Reggio Emilia Est) per onorare le due vittime, la non adesione e la divisione di diversi comitati («chi di noi ha partecipato lo ha fatto a titolo personale», hanno dichiarato tutti i gruppi) molto attivi in zona stazione e dintorni è risultata palese. Mentre le voci sono concordi nel definire l’accaduto una «tragedia annunciata», sulle ricette da mettere in campo la spaccatura è evidente. «Su questo terreno occorre fare attenzione a non cadere nella strumentalizzazione politica - premette Giovanni Battista Felici del comitato IV Novembre - A mio avviso, e parlo solo dal punto di vista sociale, occorrerebbe fare tabula rasa: abbattere il civico 33 e ricostruirlo».

«Siamo dell’idea che ormai, visto lo stato di degrado, tanto varrebbe abbattere quei condomini-ruderi e ricollocare le persone, senza concentrarle in un unico quartiere. Siamo per l’abbattimento anche di altri palazzoni, come quei tre marroni in fondo a via Turri accanto al ponte della tangenziale: sono un disastro - fa eco Giuliano Gorzanelli dello stesso comitato - Noi abbiamo più volte denunciato che l’accoglienza di facciata è negativa, ma siamo inascoltati. Spaccio, occupazione delle cantine, allacciamenti abusivi, bombole per scaldarsi, prostituzione, fuochi improvvisati: sono fenomeni arcinoti da anni. In tale contesto un incendio, dove solo per fortuna non sono morti dei bambini, può ricapitare». Eppure le verifiche sulle residenze, ha affermato la polizia municipale, hanno dato esito negativo: nessun dormitorio abusivo. «Per forza: ci vanno di giorno, anziché di notte. Non trovano niente di strano? Si vede che va tutto bene. Poi si va a fare fiaccolate che non servono a nulla. Servono azioni, non fiaccole».

PUNTO E A CAPO

Dissente Stefano Buffagni, del coordinamento comitati, la rete che riunisce sette comitati compreso Cres: «L’abbattimento non credo sia una soluzione, va fatto un progetto complessivo: non si può sovraccaricare un quartiere con l’80% di extracomunitari. Finora abbiamo visto interventi tampone, a spot. Le forze dell’ordine hanno fatto tanto, ma siamo punto e a capo. Occorre un piano sistematico, anche sanzionando i proprietari italiani che speculano sulla situazione e che ci hanno messo del loro».

«La fiaccolata è un gesto di rispetto per coloro che sono morti in quel rogo, non in grado di dare un contributo - commenta Valentina Iannucelli di Reggio Civitas (via Melato) - Le colpe dell’immobilismo cronico sono equamente distribuite. Noi la nostra proposta l’abbiamo fatta: azzeramento delle morosità esistenti (con fondi del Comune, che dovrebbe investire così) e affidamento dei palazzi problematici a un consorzio di imprese edili, con la partecipazione degli amministratori condominiali e dei residenti, per ristrutturare gli alloggi». —



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