Lavoro nero, irregolare un’azienda su tre Cisl: «Dato allarmante»
REGGIO EMILIA. In sei mesi, dall’1 gennaio al 30 giugno 2018, sono state controllate dagli ispettori del lavoro oltre 400 aziende in tutta la provincia di Reggio e il 37,5% di queste, circa 150, sono risultate non a norma.
Nel commentare gli ultimi dati riportati dall’Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia, il segretario generale della Cisl Emilia Centrale, William Ballotta, evidenzia «una sentinella di irregolarità sul lavoro allarmante quando, come Cisl, ribadiamo come la sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro siano la condizione essenziale in una società civile e sviluppata».
«Il territorio reggiano – aggiunge il segretario generale Ballotta – deve affrontare questi temi in appositi tavoli territoriali concertati tra le diverse istituzioni e associazioni».
«La provincia di Reggio Emilia – dettaglia Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale – non è meno virtuosa di altre. Bisogna tenere conto, infatti, che la percentuale di aziende irregolari è relativa a quelle controllate. E, nonostante la carenza di personale, più volte da noi denunciata, le verifiche sono state effettuate come di dovere. Inoltre i lavoratori stanno prendendo per fortuna sempre più consapevolezza dei loro diritti e decidono di denunciare sempre più spesso. A oggi le denunce che pervengono all’ispettorato territoriale fatte dai lavoratori sono state circa 200».
Un secondo motivo che ha incentivato il lavoro irregolare è l’assenza di una forma contrattuale adatta per regolare il lavoro occasionale e i piccoli lavoretti stagionali. «Dopo che sono stati cancellati i voucher con il governo Gentiloni, non è stato più adottato un meccanismo agevole per favorire il lavoro regolare», spiega la sindacalista.
E, in merito alla riforma strutturale del lavoro, «essa dovrà prevedere garanzie sia per i lavoratori che per i datori di lavoro. Per questo occorre intervenire – conclude Papaleo – con misure efficaci per garantire da un lato chi svolge un lavoro discontinuo e parziale, e dall’altro adottare un programma che alleggerisca il cuneo fiscale e renda più competitivo il lavoro stabile a tempo indeterminato». —
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