Reggio Emilia, l'incendio alla Dimora d'Abramo non è stato accidentale
Gli inquirenti non hanno quasi più dubbi: è dolosa l’origine dell’incendio che ha semidistrutto la comunità per minori
REGGIO EMILIA. Un’origine quasi certamente dolosa, capace di sviluppare fiamme che sono partite dal divano al pianterreno e hanno raggiunto perfino il tetto, coinvolgendo i pannelli solari, sarebbe la causa dell’incendio di via Normandia. Qui, nel primo pomeriggio di mercoledì, è scoppiato il rogo che ha semidistrutto la comunità per minori della cooperativa Dimora d’Abramo, a Cavazzoli.
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È questa l’ipotesi prevalente formulata dalla polizia, che ha aperto un’indagine per accertare se ci possa essere la mano di uno degli ospiti (si tratta di giovani problematici, in alcuni casi assegnati alla comunità in alternativa al carcere minorile) dietro al rogo che, due giorni dopo via Turri, ha riportato il fantasma dell’inferno di fuoco.
Il giorno seguente all’incendio il presidente della Dimora D’Abramo, Luigi Codeluppi, si è recato nello stabile di via Normandia, nell’ala retrostante degli uffici rimasta immune dalle fiamme. «La comunità per minori ospitava dodici ragazzi tra i 14 e 17 anni in carico ai servizi sociali del Comune di Reggio e del distretto ceramico modenese – ha spiegato Codeluppi – e dopo l’accaduto abbiamo gestito, insieme ai servizi competenti, il ricovero dei ragazzi in altre comunità disponibili sul territorio, parte in città e parte nel modenese».
I due educatori lievemente intossicati, una donna di 47 anni e un nigeriano richiedente asilo in servizio civile di 26 anni, dopo essere stati sottoposti a visite precauzionali e ad accertamenti clinici al pronto soccorso del Santa Maria Nuova sono stati dimessi.
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«Stanno bene, li ho sentiti stamattina (ieri, ndr) – prosegue Codeluppi – a parte il comprensibile spavento, il fumo inalato è stato minimo e non è stato necessario il trattamento in camera iperbarica. Sono scossi, ma in buone condizioni di salute».
Il presidente ha voluto tributare onore ai vigili del fuoco, a sanitari e ai poliziotti: «Ringrazio di cuore tutti i soccorritori, sono stati bravissimi e ci hanno aiutato in questo momento difficile. Oltre che competenti, si sono dimostrati attenti alle persone».
La struttura di via Normandia è di proprietà della cooperativa, che dovrà quindi affrontare in prima persona l’oneroso ripristino. «L’accoglienza dei minori è un nostro servizio storico a partire dai primi anni ’90 – spiega ancora il presidente della Dimora – via Normandia è un’unica struttura con più ampliamenti nel corso degli anni. Nel ’98-’99 abbiamo ristrutturato per intero la casa colonica e inaugurato la sede della comunità per minori, nel 2011 abbiamo aggiunto gli uffici amministrativi rimasti indenni. L’intervento dei pompieri è stato tempestivo, ma purtroppo allo spavento si è aggiunto il rammarico per i danni riportati».
Sulla quantificazione dei danni Codeluppi non si è sbilanciato: «Aspettiamo le valutazioni dei tecnici, ma di certo il danno è importante, si può dire migliaia di euro. Lo stabile è assicurato, occorre verificare cosa coprirà la polizza assicurativa», soprattutto se sarà confermato, come sembra ormai quasi certo, che si è trattato di un atto doloso e non colposo.
«La parte della struttura sede della comunità – conclude Codeluppi – è chiusa in attesa della valutazione sull’agibilità. I vigili del fuoco non hanno sequestrato lo stabile, consegnandolo al legale rappresentante, cioè a me, in attesa delle perizie. Gli uffici amministrativi invece sono per fortuna regolarmente aperti».
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