Ancora una notte di fuoco in via Turri Brucia abitazione sfitta al numero 35
L’incendio partito da un materasso, nell’appartamento al quinto piano erano entrate persone non autorizzate
REGGIO EMILIA. L’incubo è tornato. Il timore si è incarnato in un nuovo incendio in via Turri, stavolta al civico 35. A quattro giorni dal rogo avvenuto nella notte tra domenica e lunedì al civico 33, che ha provocato due vittime e 38 intossicati, l’allarme è scattato ancora in piena notte e a una temperatura di 4 sotto zero a pochi metri di distanza, nella palazzina gemella. Un edificio che condivide con il condominio devastato le cantine sul retro, un lungo camminamento che accomuna i diversi alveari e sul quale, nel caso del 35, si affacciano i balconi e le finestre comunicanti con la rampa di scale.
L’ALLARME
È l’1.40 quando una residente digita il 113, segnalando di sentire persone sconosciute sulle scale e rumori provenienti da un appartamento sfitto al quarto piano. Una pattuglia della polizia interviene, esegue una perlustrazione interna ma gli agenti non notano nulla di anomalo: la porta dell’appartamento al quarto piano, da dove poche ore dopo partiranno le fiamme, è chiusa. Poiché il sopralluogo ha dato esito negativo e anche la porta d’ingresso del condominio è regolarmente chiusa, i poliziotti se ne vanno. Alle 5 un’altra telefonata allarmata – la residente di prima, subito seguita da altre richieste di aiuto – avverte: «C’è un incendio al quarto piano». Un forte odore di bruciato e il fumo lungo le scale invadono gli altri interni.
LA TENSIONE
In pochi minuti tre pattuglie della Volante (una decina di poliziotti, già nei pressi) arrivano sul posto, salgono e trovano la porta dell’appartamento sfondata e appoggiata al muro: le fiamme divampano all’interno. Gli agenti si prodigano per spegnerle, rischiando parecchio visto che in seguito viene trovata all’interno una bombola di gas. Utilizzando la manichetta antincendio sul pianerottolo, i poliziotti spengono l’incendio, di proporzioni ridotte; l’opera viene terminata poco dopo da una squadra dei vigili del fuoco.
Nel frattempo agenti della questura e della polizia municipale provvedono ad evacuare l’intera palazzina, bussando ad ogni porta (alcuni residenti dei piani alti dormivano e non si erano accorti del pericolo) e invitando le persone a uscire. Nell’attesa all’esterno non mancano i momenti di tensione, con gli evacuati che polemizzano con le divise. «La questura continua ad eseguire verifiche a tappeto quasi quotidiane, via Turri è la via più controllata della città», ha replicato il dirigente delle Volanti Carlo Maria Basile, presente sul posto. Alle 7, ad operazione terminata, i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile il solo appartamento interessato ma integro il palazzo; perciò i residenti sono stati autorizzati a rientrare. Nessun ferito o intossicato, a parte una straniera di 51 anni inviata al pronto soccorso in via precauzionale perché cardiopatica e subito dimessa.
LA CAUSA
Stavolta non ci sono dubbi: ad appiccare il fuoco è stato qualcuno che si è introdotto nella palazzina entrando dalla finestra. La vetrata delle scale che dà sui terrazzini sul retro, pieni di rifiuti, è stata spaccata e le sottili inferriate divelte. I pompieri hanno rotto i vetri a tutti i piani per arieggiare, ma il piromane dev’essere salito da lì, oppure dalle solite cantine. Più che di piromane, gli investigatori parlano di uno o più senzatetto: non si esclude il dolo, ma l’ipotesi prevalente è la causa accidentale, uno o più occupanti abusivi che per scaldarsi hanno acceso un fuoco poi fuori controllo. Quell’appartamento, di proprietà di un italiano, è vuoto e abbandonato da anni. Gli interni e le poche masserizie – un mobile, la mini cucina – sono stati anneriti e completamente distrutti, compreso un materasso dove lo sconosciuto abusivo cercava riparo dal freddo. Ieri gli esperti della polizia scientifica verso le 13 hanno eseguito i rilievi anche al 35. —
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