«C’è bisogno di nocciole piantiamole sino al Crinale»
Il patron dell’azienda Rabboni lancia la provocazione per uno dei principali ingredienti e svela l’uso dell’uva ancellotta del lambrusco per il colore rosso
SCANDIANO. Un colore rosso naturale figlio del lambrusco. Il progetto arcetano della Pre.Gel prende il via da una delle grandi tradizioni agricole emiliane, il lambrusco. Uno dei vini italiani più venduti nel mondo, realizzato da una miscela di diverse uve, fra cui l’ancellotta, caratterizzata dalla forte pigmentazione. Una caratteristica da tempo sfruttata per realizzare prodotti in grado di dare colori a cibi e bevande.
«Il rosso è un colore molto importante per la gastronomia ed esistono solo due basi naturali in grado di fornirle. Il succo della carota nera, lavorato principalmente in Turchia, e la nostra uva ancellotta, col suo violaceo in grado di fornire un rosso molto intenso», racconta Rabboni. «Pensate a quanto è usato il colore rosso: vini, yogurt, gelati, bevande di vario genere. Il mosto dell’ancellotta, una delle uve del lambrusco, è fondamentale. In zona ci sono aziende che lo lavorano, ma noi realizzeremo un prodotto completamente naturale, senza solfiti e altro», annuncia.
Un lavorato in grado di fornire rosso vivace a chi, in tutto il mondo, opera nel settore della trasformazione gastronomica, facilmente accessibile anche grazie alla collaborazione con Emilia Wine, che nell’uva e in particolare nel lambrusco ha il centro della propria attività.
L’idea è di arrivare a una commercializzazione su scala internazionale nel giro di alcuni anni, il tempo necessario a completare lo stabilimento produttivo e ancora più a costruire una rete di rapporti e distribuzioni adeguata. «Questo sarà un lavoro importante, su cui ci concentreremo sia noi che Emilia Wine. Non è una questione semplice, bisogna individuare i rappresentanti e dialogare con aziende di grandi dimensioni, il nostro prodotto sarà interamente naturale e potrà davvero avere un grande utilizzo» continua il fondatore della Pre.Gel.
Il discorso si allarga anche ad altre materie prime agricole. Nell’azienda di Gavasseto arrivano pesche, fragole, pistacchi, cacao, cocco e tantissime nocciole. E proprio di nocciole vi è una richiesta altissima. «Noi lavoriamo circa 15mila quintali di nocciole all’anno, e non siamo gli unici, anche altre grandi aziende italiane hanno queste necessità. C’è richiesta ma non c’è disponibilità, tanto che sono stati creati noccioleti in mezzo mondo», precisa Rabboni, che da tempo punta ad ampliare la produzione locale.
«Lo dico da decenni, da qui sino al crinale abbiamo circa 70 chilometri di territorio sempre meno abitato, sempre più a rischio abbandono. Un territorio che ha le caratteristiche ideali per la coltura delle nocciole. Sinora i miei appelli non hanno funzionato, e dire che parliamo di una pianta rustica che dà anche legname e garantisce la tenuta del terreno». —
Adr.Ar.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google