Coppia uccisa dal monossido il dolo resta l’ipotesi principale
L’autopsia sui coniugi morti nel tragico incendio di domenica scorsa ha fugato ogni dubbio sulle cause del decesso
REGGIO EMILIA. I pochi dubbi sulle cause della morte di Mohammed Bahik, 57 anni, e Malika Ouatach, 54 anni, sono stati fugati. I coniugi marocchini vittime del rogo di via Turri 33 sono stati uccisi dal monossido di carbonio respirato durante il rogo di domenica scorsa. Un riscontro ottenuto grazie all’autopsia avvenuta all’Istituto di medicina legale di Modena, sulla quale i familiari delle vittime hanno voluto prendere parte tramite l’incarico assegnato al professor Francesco Zaccariello dell’Università di Tor Vergata. L’esame è stato seguito a margine anche dal figlio maggiore Kamal, dalle sorelle del padre, dal tutore del figlio minore Aiman e dal referente della comunità.
L’autopsia era necessaria per fugare ogni ulteriore dubbio sulle cause della morte della coppia, trovata esanime sulle scale del condominio.
Mentre le salme verranno liberate per poter permettere alla famiglia di organizzare i funerali, le indagini proseguono vertendo soprattutto sui risultati della Scientifica di Roma. La procura, infatti, ha assegnato l’incarico agli specialisti che hanno lavorato di concerto con i colleghi di Reggio e del gabinetto di Torino. I risultati sono attesi nelle prossime ore. Certo è che la procura ha mantenuto i sigilli sulle cantine del palazzo al civico 33, dove però sembra lontana l’ipotesi della presenza di abusivi al momento dell’incendio. L’ipotesi dolosa, infatti, resta prevalente anche se non si può escludere in questo momento ogni ipotesi. Sembra infatti più complessa l’indagine per l’incendio di via Turri 33: il rogo divampato ieri nel palazzo accanto, al civico 35, sembra colpa di abusivi presenti nell’appartamento. —
E.L.T.
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