Il capo dei fornitori di droga in udienza sceglie il silenzio
Hysi Banush si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio Bucchi: «Voleva già parlare ma il caso è troppo complesso: bisogna attendere»
REGGIO EMILIA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Hysi Banush, cittadino albanese di 41 anni, considerato l’uomo considerato al vertice del sistema di fornitura dell’eroina a Reggio, oggetto di una retata della polizia tre giorni fa. L’uomo - individuato e salvato durante il tragico incendio in via Turri 33, fatto però non connesso - rimane quindi in carcere. Il suo avvocato, Domenico Noris Bucchi, non ha chiesto per ora misure meno afflittive in attesa di studiare meglio le 550 pagine dell’ordinanza, che pochi giorni fa ha portato all’emissione di 34 misure cautelari, di cui 19 con l’arresto in carcere, 4 ai domiciliari e altre 4 con obbligo di firma. Tutte legate a episodi che vanno dallo spaccio sulle piazze fino alla fornitura di chili di droga tra eroina e cocaina, legata secondo la procura a diversi individui - buona parte nord africani - gravitanti su Reggio Emilia.
«Banush si è avvalso della facoltà di non rispondere su mio consiglio - dice Bucchi al termine dell’interrogatorio di garanzia, al quale era presente anche l’indagato accompagnato dalla polizia penitenziaria - Si tratta di un’indagine corposa, complessa, sulla quale sono stati raccolti una moltitudine di prove, indizi, elementi e via dicendo. Dobbiamo quindi esaminarli: io in prima battuta e poi valuteremo se e come rispondere. Lui avrebbe voluto rispondere già da oggi ma la mia è una tutela per ora».
Sono stati quattro gli indagati comparsi davanti al giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, difesi anche dagli avvocati Federico Bertani e Mattia Fontanesi.
Al vertice della “cooperativa” dello spaccio - così è stato inquadrato il sistema criminale dagli inquirenti - c’era quindi Banush, che dopo le dimissioni dall’ospedale, il giorno successivo al rogo di via Turri, è finito in manette mentre si trovava in un bar. Secondo gli investigatori della Squadra mobile della questura di Reggi, Banush era in grado di muovere chili di eroina in tutta la città. Da lui, considerato il «top» per l’eroina in città, grazie ai due «assistenti» magrebini, Ibrahim Messaoudi e Karim Belsaid, gli etti di droga venivano smistati a catena ad altri acquirenti che poi vendevano all’ingrosso le sostanze fino ad arrivare ai pusher di strada.
Tutte dinamiche finite nell’operazione Rexit, inchiesta che ha smantellato un’organizzazione di spacciatori con epicentro alle ex Reggiane, culminata con gli arresti di mercoledì scorso. Si tratta della nuova inchiesta - dopo l’operazione Exit conclusa nel 2016 - che ha portato al sequestro di nove chili di eroina, due di cocaina, un chilo e mezzo di hascisc, un chilo di marijuana e 119 piantine di cannabis. In questa nuova inchiesta, Reggio è passata da piazza di spaccio a città di rifornimento per grossisti.
Tra i casi più eclatanti finiti nell’inchiesta - e che era stata oggetto di arresti in flagranza - c’è quello del 30 dicembre 2015, quando era stato fermato Natalino Malvasi, 40 anni, residente in provincia di Matera, insieme a Vincenzo Giuseppe Donadio, 31 anni, sorpresi con un chilo di eroina. Il rifornimento giungeva da Reggio Emilia, dove gli agenti erano in ascolto tramite intercettazioni mirate, che hanno portato alla scoperta.
Grosse quantità erano state trovate anche nel 2016 in capo Said Bouadili, 26 anni, domiciliato a Modena, e Taoufik Bouadili, 30 anni, residente a Modena, sorpresi un chilo e mezzo di cocaina e 403 grammi di hashish. Sempre nel maggio di quell’anno a Modena, sulla scorta dell’attività dell’indagine reggiana, la Squadra Mobile diretta da Guglielmo Battisti, con i colleghi modenesi, hanno perquisito e arrestato Amir Mahmoudi, 32 anni, trovato in possesso di ben 5,6 chili di eroina. —
Enrico Lorenzo Tidona
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
