La discarica di Poiatica sarà coperta solo con materiali naturali
Carpineti, lo annuncia il presidente della Regione Bonaccini con una lettera agli enti locali: «Sarà estesa la copertura e non saranno più possibili altri ampliamenti»
CARPINETI. La copertura finale della discarica di Poiatica? Si useranno solo materiali naturali, sarà allargata anche al lato nord dell’area e si concluderanno con ogni probabilità entro il 2021. Il 6 dicembre scorso Iren ha comunicato formalmente all’ Arpae i dettagli delle modifiche del progetto di copertura definitiva della discarica, da anni al centro di tante polemiche. Il sito di conferimento rifiuti è chiuso da circa tre anni, ma rimane il tema della gestione della zona e del suo isolamento dall’esterno. Ora, arrivano i dettagli.
Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, li ha trasmessi agli amministratori pubblici interessati e al comitato “Fermare la discarica”. Nella sua lettera agli amministratori locali Bonaccini spiega che il nuovo progetto Iren «prevede migliorie alla copertura, e in particolare verranno utilizzati solo terreni e inerti naturali, nonché il ricorso a tecniche e materiali più avanzati. La copertura definitiva verrà inoltre estesa anche al lato nord, cosa non prevista nel progetto nel 2013, quando la società riferiva di eventuali ampliamenti. Ampliamenti che ora, in via definitiva, non sono e non saranno più possibili».
DUE PUNTI CHIAVE. Due notizie importanti. La copertura eviterà allargamenti e non porterà inerti potenzialmente pericolosi. Uno dei temi era proprio quello del potenziale uso di “rifiuti speciali” per coprire e pareggiare gli avvallamenti e le pareti scavate per sistemare gli inerti conferiti a Poiatica in questi decenni. I “rifiuti speciali” hanno un altro costo di smaltimento e portarli nell’ex cava sul corso del Secchia avrebbe garantito introiti elevati. Invece, come da richiesta dei sindaci e dei comitati, le operazioni verranno effettuate solo con terreni e inerti naturali, dal bassissimo impatto ambientale. E i tempi? Arpae ha dato il via libera per partire nella prima metà del 2019, con il mandato di concludere in diciotto mesi.
LE REAZIONI. «Come concordato, i tecnici Arpae hanno ultimato in queste ore l’esame dei dettagli tecnici del progetto, e come comunicatomi dal direttore, il procedimento si è pertanto concluso con esito positivo. Posso pertanto confermare che i lavori, come da autorizzazione e relative prescrizioni, inizieranno entro il primo semestre 2019 e avranno una durata di circa 18 mesi», precisa il governatore regionale. Bonaccini ha informato con la sua missiva l’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano, i sindaci di Carpineti, Baiso e Toano e la Provincia, oltre al comitato. Ora, almeno a livello di progetto, le tempistiche e le modalità sono certe. «Per tutto l’Appennino, è una notizia estremamente positiva - commenta il presidente dell’Unione, Enrico Bini - La richiesta di un superamento definitivo era emersa non solo dai comitati ma anche da parte degli amministratori, convinti che un impianto di questo tipo non fosse più compatibile con un’area che sta spingendo per fare delle proprie eccellenze agroalimentari e ambientali un veicolo di promozione». «Ho sempre avuto fiducia che secondo quanto ci era stato preannunciato saremmo arrivati a questa soluzione», aggiunge il sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi.
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