Gazzetta di Reggio

Reggio

Commozione e ricordi al funerale di don Pietro

Domenico Amidati
I funerali di don Pietro Pattacci, officiati dal vescovo Camisasca
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I funerali di don Pietro Pattacci, officiati dal vescovo Camisasca

Vezzano, tutta la comunità si ferma per l’addio al prete e professore trovato morto in casa Il vescovo Camisasca celebra il rito funebre assieme a numerosi sacerdoti

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VEZZANO. In tanti, nonostante la neve e il freddo, ieri mattina hanno voluto presenziare all’ultimo saluto a don Pietro Pattacini. La chiesa parrocchiale della Vecchia era gremita: tanta la gente, tanti i sacerdoti a far da corona alla bara del parroco. Commovente l’ingresso in chiesa dei bambini della scuola materna della Vecchia, che poi hanno deposto una rosa bianca ai piedi della bara. Ha celebrato il vescovo Massimo Camisasca. L’omelia è stata tenuta da Emilio Landini, rettore e insegnante di don Pietro in seminario, che ha ricordato come don Pietro sia stato subito parroco in una piccola parrocchia e che ebbe modo anche di studiare e di frequentare Sociologia a Trento, proprio negli anni della contestazione.

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Sacerdote del dialogo. Era un sacerdote del dialogo, un pastore che amava la sua chiesa e a cui piaceva stare in mezzo alla gente. È stato anche insegnante per 34 anni, e lui viveva per i giovani. Tante le testimonianze all’ambone da parte di amici e parrocchiani, fra le quali quella del sindaco Mauro Bigi, accompagnato dal gonfalone del Comune. Numerosa la rappresentanza della comunità di Pecorile dove il sacerdote era stato parroco per ben 32 anni.Il coro dell’unità pastorale di Vezzano ha animato la funzione con musiche e canti. Gli avvisi della sua morte sparsi in tutto il Comune riportavano: «È deceduto il prof don Pietro Pattacini, parroco e moderatore dell’unità pastorale di Vezzano».

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In pochi sapevano che il don era anche un uomo molto dotto, oltre che buono. Era laureato in Sociologia ed ecco il perché, a posteriori, delle sue prediche che sempre erano impreziosite di spunti e valori sociali sugli «ultimi, i più poveri, i diseredati».

Pastore umile. Era un pastore in chiesa, in strada, nelle scuole, all’ospedale, nelle case di riposo, nei campeggi e anche nei bar. Lui che viveva da solo nelle canoniche e, in ultimo, anche in casa, faceva colazione al bar e qui poi socializzava, parlava con gli avventori di politica, di sport, di caccia e, a proposito, quando è stato nominato parroco di Vezzano, nel 2010, l’allora vescovo Adriano Caprioli, in chiesa, gli ricordò: «Mi raccomando non sparare ai caprioli». Era una persona e un don fuori dagli schemi, anticonformista: poca apparenza ma tanta sostanza; era buono e anche dimesso, lo si è visto poche volte in clergyman (l’abito ecclesiastico composto da pantaloni, camicia, giacca di colore nero e collarino bianco) o con il vestito della festa: lui era come la gente comune, semplice.

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Doveva partire in questi giorni per una vacanza in montagna, era un po’ stanco, e si vedeva. È morto da solo, improvvisamente, lasciando la sua comunità in silenzio, senza disturbare. È andato a riposare sulla montagna più alta, quella del paradiso, fra i saggi, i suoi amici gli ultimi, quelli che citava spesso nelle omelie. I suoi compaesani gli volevano bene e lo ricorderanno. Domenica per tutta la giornata è stato un susseguirsi di gente che in parrocchia lo ha voluto salutare. È stato recitato anche il rosario. Presente anche il maresciallo dei carabinieri. La salma ora riposa accanto ai suoi cari.

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