Fagioli, dopo il Giglio salva anche Genova
L’azienda reggiana smonta Ponte Morandi. Userà i mezzi già impiegati per la nave Concordia. Cremonini: una grande sfida
REGGIO EMILIA. C'è anche la reggiana Fagioli spa tre le cinque aziende che rimuoveranno il ponte Morandi di Genova. È stato firmato infatti nel pomeriggio del 14 dicembre il decreto di «Affidamento dell’appalto pubblico dei lavori per la realizzazione, in estrema urgenza, di tutte le opere per la demolizione, la rimozione, lo smaltimento e il conferimento in discarica o in altro sito dei materiali di risulta del Viadotto Polcevera in Genova».
L’azienda reggiana di Sant’Ilario – 500 dipendenti, presente con 14 società operative in tutti i continenti e partecipata da un anno dal fondo QuattroR – sarà protagonista a Genova. L’appalto complessivo vale 19 milioni di euro. Un intervento affidato a Fagioli dopo l’esperienza dell’azienda di trasporti e logistica in un’altra grande tragedia, quella della Costa Concordia che recuperò in mare nel 2013.
Con la firma del Commissario Straordinario alla Ricostruzione Marco Bucci, può di fatto prendere avvio la fase di cantierizzazione propedeutica alla demolizione del ponte. Come riportato dal Decreto, l’appalto viene affidato a un gruppo di cinque aziende: oltre a Fagioli Spa ci sono Fratelli Omini Spa, Vernazza Autogru Srl, Ipe Progetti Srl e Ireos Spa.
«Sono due sfide diverse ma sono entrambe due grandi ed importanti sfide. Fa piacere essere al servizio del Paese», ha detto Paolo Cremonini, direttore dei servizi speciali della ditta Fagioli, che insieme alla azienda Fratelli Omini è stata protagonista della rimozione della Concordia. «Ci sono sempre delle incognite quando si affrontano delle strutture che non si costruiscono e si trovano in un certo stato – ha spiegato Cremonini venerdì sotto al Morandi –. Sono 4 mesi che con i Fratelli Omini stiamo studiando come fare. La preoccupazione maggiore riguarda le condizioni del ponte. Dovremo stare molto attenti quando si lavora sul ponte per capire come si comporta. Non è paura è concentrazione».
Nel cantiere genovese sono già pronti proprio i mezzi meccanici impiegati per l’operazione all’Isola del Giglio, come i martinetti idraulici capaci di sollevare diverse tonnellate. Cremonini ha spiegato che i martinetti serviranno in particolare sul moncone ovest per fare scendere a terra le parti dell’impalcato che saranno tagliate a pezzi.
Vittorio Omini ha spiegato: «Useremo le tecniche di taglio a filo diamantato. Taglieremo i denti di appoggio dell’impalcato tampone e poi, una volta messa a punto la procedura, taglieremo i tamponi interi. Il resto verrà smontato con grosse gru».
Il responsabile del progetto per la Fagioli ha spiegato che «nella parte est verranno montate delle torri tralicciate su delle fondazioni, necessarie per sistemare delle travi che saranno poste sotto all’impalcato in modo da renderlo stabile. In questo modo si potrà lavorare a terra in sicurezza per abbattere gli edifici». L'esplosivo sarà usato per le pile 10 e 11 «che verranno abbattute una alla volta dopo averle rese indipendenti». —
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