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Fiere, Artoni, Tecno e gruppo Ferrarini In attesa di una svolta le crisi sotto l’albero

EVARISTO SPARVIERI ;
Fiere, Artoni, Tecno e gruppo Ferrarini In attesa di una svolta le crisi sotto l’albero

Giorni decisivi per risolvere alcune delle partite più complesse  che coinvolgono aziende e realtà di grande rilievo 

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IL PUNTO

EVARISTO SPARVIERI

Fiere, Artoni, Ferrarini. Senza dimenticare le ultime speranze sulla lunga vertenza della Tecno di Gualtieri. Sul calendario dell’Avvento natalizio l’economia reggiana cerchia in rosso alcune date ben evidenziate, che da qui alla fine dell’anno potrebbero sbloccare le pesanti crisi che travagliano la nostra provincia. Un conto alla rovescia a tutti gli effetti. Che tuttavia, piuttosto che celebrare l’arrivo del 2019, punta a raggiungere ben prima del nuovo anno segnali definitivi di una svolta, inanellando scadenze che in un paio di settimane potrebbero chiarire le sorti di gruppi come Artoni e Ferrarini. Oppure definire una volta per tutte il futuro di un comparto sempre più strategico come le Fiere.

Mancasale. Ore 12. È questo il termine per presentare un’offerta di acquisto del polo fieristico. Domani, è fissata l’asta pubblica per la vendita, con un prezzo base di 17,6 milioni di euro, una cifra di partenza di 13,2 milioni e rilanci minimi di 50mila per accaparrarsi un’area di 121mila metri quadri, dal maggio del 2013 in mano al Tribunale fallimentare che sta curando la procedura del concordato liquidatorio. Nel caso l’asta dovesse andare deserta, la successiva data, a fine gennaio, potrebbe prevedere un ribasso o confermare la stessa cifra base. In ogni caso, una perizia ha confermato il valore dell’immobile a 22 milioni, confermando così anche la precedente perizia depositata in sede di presentazione del concordato.

Si tratta di un’area espositiva coperta di 18mila metri quadri, pari a circa seimila per ciascuno dei tre padiglione. E poi un’area espositiva scoperta di ulteriori 5.600 metri. Sono questi i numeri delle Fiere, che dopo una prima fase di abbandono e declino hanno ritrovato nuova vita grazie alle gestioni che si sono succedute nell’affitto del ramo d’azienda, attualmente nelle mani della società Terminal One: un gruppo di sedici imprenditori, fra i quali alcuni big reggiani come Aleotti, Brevini, Fagioli, Corghi, capaci di attrarre imprenditori da altre parti d’Italia per scommettere su un’area su cui in passato si erano concentrate persino le attenzioni di una cordata italo asiatica. Quest’ultima, tuttavia, dopo una manifestazione d’interesse da 6,6 milioni ritenuta incongrua dal comitato creditori, a suo tempo non ha presentato offerte irrevocabili d’acquisto.

Artoni. Una partita che in molti sperano destinata presumibilmente a chiudersi la prossima settimana, quando dai sindacati aspettano anche una parola definitiva sulla cessione del complesso aziendale della Artoni Trasporti spa, in amministrazione straordinaria, e degli immobili di proprietà della Artoni Group spa, sempre in amministrazione straordinaria. Su questo versante la procedura ha registrato lo scorso 30 novembre una fumata grigia, con un altro mese di proroga del contratto d’affitto dei rami Artoni alla Fercam: una decisione del commissario straordinario, Franco Maurizio Lagro, insieme al comitato di vigilanza (composto dal presidente della Corte di Cassazione, Maurizio Fumo, dal dottor Alessandro Caroselli e dal Consorzio Carisma) e al Mise, con l’obiettivo di prendere ulteriore tempo per concludere le trattative con il primo classificato delle sette realtà imprenditoriali che si sono presentate alla gara, presentando altrettante offerte vincolanti.

Di fatto, per 14 filiali fino al 31 dicembre sarà in vigore il contratto d’affitto alla Fercam, che dal 17 luglio gode di un diritto di prelazione nell’ambito della procedura di cessione competitiva, per un prezzo non inferiore a 25,5 milioni più Iva. Ma la speranza dei sindacati è che la partita per la vendita si chiuda ben prima, quando finalmente si potrebbe sapere se il vincitore della gara – come peraltro previsto dal disciplinare di cessione – abbia acquisito tutto il perimetro del gruppo, con le sue 39 filiali, o solo una parte del piatto, comprendente anche il consistente patrimonio immobiliare di Artoni Group. In questo caso, la svolta arriverebbe dopo un declino iniziato nel 2011: un crac che ha collezionato fino al 2015, in cinque anni, un totale di 150 milioni. Su 1.600 creditori, 620 sono lavoratori o ex lavoratori. Di questi circa 150 sono reggiani, inseriti in un contesto aziendale che ha propaggini in tutta Italia. Per i lavoratori, al momento, è stato prorogato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria fino al 19 aprile 2019, con lo scopo di coprire attraverso l’ammortizzatore tutte le fasi necessarie per ultimare tecnicamente la cessione.

Ferrarini. Situazione differente, invece, per il gruppo Ferrarini, colosso dell’agroalimentare finito a luglio in concordato con riserva: 800 dipendenti e sedi in diverse località emiliane e lombarde. Il piano concordatario dovrebbe essere presentato entro domenica, secondo quanto emerso nell’ultimo incontro con il Mise. Voci su possibili partner e acquirenti si ricorrono da tempo, senza arrivare al dunque.

Lo scorso 4 dicembre, intanto, il tribunale di Reggio ha concesso una proroga al deposito della proposta concordataria, dando così l’opportunità di far slittare il termine di altri sessanta giorni. Una condizione di difficoltà del gruppo agroalimentare che ha spinto l’11 ottobre a richiedere e ottenere la richiesta di concordato con riserva anche per la Società Agricola Ferrarini, ramo che si occupa di produzione di Parmigiano-Reggiano, vino e aceto balsamico, nata un paio di anni fa dallo scorporo delle attività del gruppo e considerata una cassaforte patrimoniale, con più di 122 milioni di terreni, stalle, bestiame, caseifici e acetaie, contro i 29 milioni del capitale industriale.

Per la società agricola, a far data proprio dall’11 ottobre, l’azienda ha 120 giorni di tempo per presentare un piano concordatario. Un lasso temporale che, per quanto riguarda la Ferrarini Spa, sarebbe dovuto terminare a fine novembre, in conseguenza della richiesta di concordato presentata il 23 luglio. L’assenza di istanze fallimentari, tuttavia, ha consentito di chiedere e ottenere dal tribunale un allungamento di 30 giorni sulla scadenza, motivando la richiesta con una sospensione feriale nel mese di agosto. E facendo così spostare il termine per la presentazione del piano a ridosso delle festività natalizie. Un termine che ora sembra slittare ulteriormente. Secondo i bilanci 2016, il gruppo contava debiti per oltre 280 milioni tra Ferrarini spa (ricavi per 109 milioni, un utile di 2,3 milioni, 385 dipendenti diretti, un patrimonio netto di 47 milioni e debiti per 151 milioni), Vismara (sempre ramo salumeria, 100 milioni di ricavi, un utile di 600mila euro e debiti per 65 milioni) e la Società Agricola (ricavi per 87 milioni, un utile di 279mila euro e debiti per 69 milioni).

Tecno. Soffia un vento di speranza infine per la Tecno di Gualtieri. Quando tutto sembrava orientato al concordato preventivo, è arrivata la notizia che ha aperto uno spiraglio. Dopo l’incontro al Mise, dove l’attuale titolare, Younes Zareipour, aveva ufficializzato che tutte le manifestazione d’interesse, compresa la rinuncia del fondo spagnolo “Phi”, erano sfumate, nel tardo pomeriggio di mercoledì si è saputo che la Snw, società turca, il cui rappresentante Saner Serdar non aveva preso parte al tavolo e che detiene l’altro 50% delle azioni Tecno, ha presentato un’offerta irrevocabile per l’affitto di un ramo d’azienda. La proposta è stata accolta favorevolmente da sindacati e lavoratori che tirano un sospiro di sollievo e che da mesi lottano per salvare i 300 posti di lavoro. Che cosa sia successo e che cosa abbia spinto la Snw, a pochi giorni dalla scadenza del concordato preventivo, a presentare l’offerta, resta un mistero. Negli incontri al Mise, i due soci non si sono mai presentati insieme. L’offerta ora dovrebbe delineare una nuova disposizione da parte del giudice, che ha facoltà di prolungare la scadenza del concordato e convocare le parti. —



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