Gazzetta di Reggio

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In via Panciroli 

Luci d’autore: qui da 35 anni prendono vita paralumi unici, inimitabili e su misura

Carlotta Curti
Luci d’autore: qui da 35 anni prendono vita paralumi unici, inimitabili e su misura

A crearli Anna Spallanzani e la sorella Ariel: «C’è chi entra in laboratorio con le idee chiare e porta addirittura i tessuti» 

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Continua l’appuntamento con i Mestieri d’arte, l’associazione reggiana che riunisce gli artigiani e gli artisti del centro storico. Questa volta è il turno di Anna Spallanzani, paralumaia. Da ormai 35 anni lei e la sorella Ariella (detta Ariel) gestiscono l’attività che ha sede attualmente nel negozio-atelier in Via Panciroli: “Luce d’autore”. Anna è l’addetta al pubblico, sta in negozio e fa le finiture, ossia applica il bordino, l’ultimo passo prima che il prodotto sia completato. Ariel invece lavora al piano di sopra, nel laboratorio, e fa il lavoro grosso, taglia il paralume e lo cuce.

All’ingresso ci accoglie Anna. Occhi vivaci e una bella parlantina, racconta alla Gazzetta come è nata la passione per questo mestiere unico a Reggio. «Ho cominciato a lavorare a quindici anni come impiegata alla ditta Bonvicini, una delle aziende più importanti di Reggio a quel tempo. E quando avevo finito in ufficio, dal momento che da sempre in azienda facevano i paralumi, aiutavo l’Olga che era la commessa storica, a realizzarli. Ho cominciato così, per scherzo, poi va a finire che ti piace, perché è una cosa creativa, in cui puoi esprimerti come vuoi».

Chi entra nel vostro atelier cosa cerca?

«I clienti possono entrare in negozio già con le idee chiare e addirittura possono portarsi da casa i tessuti, che poi io e Ariel provvediamo a rifinire, creando il prodotto che dunque è un pezzo unico, qualcosa di molto personale. È un lavoro che ti dà tanta soddisfazione, io in realtà io potrei stare a casa perché sono in pensione… Sa, mi arrabbierei di meno. Però questa arrabbiatura mi fa bene, mi fa sentire viva. Quando tu sei abituato dopo tanti anni ad alzarti presto, a vestirti, a truccarti, ad andare dietro un banco, sai che chi entra ha già i suoi problemi, non ha bisogno anche dei tuoi. Perciò tu devi metterti addosso una maschera che in certe occasioni è necessaria».

Qual è il rapporto che nasce con i clienti?

«Sono stata sempre molto fortunata perché abbiamo avuto una clientela educata, rispettosa, che ci ha sempre rispettato e devo dire che tutto quello che abbiamo dato lo abbiamo avuto abbondantemente indietro, ed è bellissimo. Chi entra devi sentirsi un po’ come a casa, deve sentirsi ascoltato, poi non è detto che gli devi dare sempre ragione. A volte nascono dei bei confronti».

Forse è questa l’arma vincente: il prodotto curato nei minimi dettagli insieme al fatto che i cliente non sono mai semplici clienti.

«I nostri paralumi durano trent’anni, una bella cosa negli anni rimane una bella cosa mentre un oggetto commerciale può piacere ma è impersonale… poi ognuno ha i suoi gusti e il proprio modo di vedere le cose».

Quante varianti ci possono essere nel realizzare un paralume?

«Ce n’è davvero per tutti i gusti: innanzitutto si può scegliere la dimensione, poi il tessuto che può essere pelo, velluto, seta, pergamena, tessuti antichi come quelli degli abiti talari dei preti e tanti altri. Di base c’è il cartoncino ignifugo ma, alla fine, anche la base è a discrezione del cliente. Può essere un vaso, così come una bottiglia di vino a cui siamo affezionati. Ogni cosa che si crea è un pezzo un unico, ogni pezzo è diverso dall’altro perché ogni cliente ha le sue esigenze».

Due sorelle che lavorano insieme da 35 anni. Mai un diverbio?

«Io e mia sorella ci compensiamo – questa volta è Ariel a parlare – lei è brava a gestire i clienti che si intestardiscono, io mi inalbero più facilmente, per questo sto in laboratorio. Lavoriamo molte ore perché facciamo tutto da sole, ma quando fai il lavoro che ti piace non fai fatica». —





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