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Estorsioni e ricatti a vicini di casa e minori arrestati padre e figlio, terrore di Cavazzoli

Leonardo Grilli
Estorsioni e ricatti a vicini di casa e minori arrestati padre e figlio, terrore di Cavazzoli

In manette Antonio e Degan Debarre, 41 e 21 anni di origini sinti: accusati anche di una rapina compiuta con un narcotico

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Tenevano in scacco un intero quartiere facendo leva su ricatti, minacce e su una fedina penale chilometrica. Un microcosmo di violenza, quello ricostruito dagli inquirenti, che poteva contare su un muro di omertà generato dal terrore che li faceva sentire onnipotenti. In grado di fare tutto e rubare tutto, certi di uscirne poi impuniti. Ma il regno di Antonio Debarre, 41 anni detto “Manolo”, e Degan Debarre, 21 anni, padre e figlio appartenenti alla comunità sinti, è terminato ieri quando gli agenti della squadra mobile li hanno arrestati in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip Giovanni Ghini. Entrambi sono gravemente indiziati di rapina in abitazione mentre, solo al figlio, viene contestata una decina di estorsioni.

la prima denuncia

Le indagini, coordinate dal pm Iacopo Berardi e dal dirigente della Mobile Guglielmo Battisti, sono partite a luglio di quest’anno dalla denuncia del furto di una motocicletta, avvenuto a seguito di un contatto con il venditore su internet. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 21enne ha voluto provare la moto in questione prima dell’acquisto ma, una volta montato in sella, è scappato in sella al mezzo.

Dopo aver rubato la moto, Degan ha poi richiesto al derubato 300 euro per ottenerne la restituzione. Un ricatto che era accompagnato anche da messaggi di minacce, poi recuperati dalla Mobile, come questo: «Stai attento che ho già fatto la galera e ne faccio fare anche a te, ti sego le gambe, stai attento alla tua famiglia».

partono le indagini

Scoperta la modalità e la violenza con le quali agiva il 21enne, gli inquirenti hanno cominciato a indagare più a fondo con il sospetto che quell’estorsione fosse solo una delle tante commesse dal ragazzo.

Sospetto che si è rivelato corretto: la Mobile ha infatti accertato una frenetica attività criminale da parte di Degan, attività di cui il padre era costantemente informato. Il giovane nel proprio quartiere di Cavazzoli – i due vivono in una casa di via Malatesta – secondo quanto emerge dalle indagini era solito effettuare vari soprusi e angherie a vicini e passanti e, in particolare, rubare pretendendo poi del denaro per la restituzione della refurtiva ai legittimi proprietari.

Una modalità collaudata che il ragazzo parrebbe aver appreso dal padre (il 41enne ha una fedina penale assai corposa) e da qui il nome dato dalla polizia all’operazione: “Mentore”.

minori nel mirino

Tra le vittime scoperte dalla Mobile – nessuno per paura aveva infatti mai sporto denuncia – anche due minorenni sui 12 anni, costretti a consegnare del denaro a Degan per evitare un finto verbale per attività di pesca illegale sul Crostolo.

I due ragazzini infatti hanno avuto la sfortuna di imbattersi nel massiccio 21enne mentre, con le canne da pesca, si stavano dirigendo sul torrente. Ma Degan li ha fermati, li ha minacciati con violenza e ha chiesto loro duemila euro per aver infranto il divieto di pesca, pretendendo che gli fosse dato il loro cellulare.

la rapina

A entrambi gli arrestati viene poi contestata una rapina in abitazione consumata ai danni di un vicino di casa, addormentato utilizzando un narcotico.

Anche in questo caso, compiuta la rapina, i due hanno preteso dei soldi per la restituzione della refurtiva.

Estorsione condita da frasi di minaccia quali «ti brucio la casa», o altre frasi minacciose e irripetibili. —



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