Gazzetta di Reggio

Reggio

in tribunale 

Iniziato il processo per il tentato omicidio del comandante

Ambra Prati
Iniziato il processo per il tentato omicidio del comandante

Alla sbarra il 35enne islamico a rischio radicalizzazione In carcere alla Pulce, aggredì il capo della Penitenziaria

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Alla sbarra per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, danneggiamento e – il reato più grave – tentato omicidio del comandante della polizia penitenziaria di Reggio Emilia, Mauro Pellegrino. È iniziato ieri, in tribunale a Reggio, il processo a carico di Mohamed Ouahrane, il 35enne marocchino ritenuto a rischio di radicalizzazione islamica che per poco non strangolò il comandante delle guardie nel carcere della Pulce, durante un’aggressione avvenuta l’8 giugno scorso.

Quel giorno il comandante Pellegrino entrò accompagnato nella cella del detenuto, situata nella sezione Antares, per un colloquio amichevole con lui e per annunciargli che gli avrebbero consegnato una nuova televisione, come da lui richiesto.

Ma il 35enne – trasferito da poco a Reggio dopo un periodo di detenzione a Piacenza, dove già aveva assalito un agente – a sorpresa si scagliò contro il commissario capo, lo fece cadere, gli salì sopra e strinse le mani al collo, in un tentativo di strangolamento.

Tentativo non riuscito solo grazie al fatto che accorsero in aiuto del loro comandante tre agenti, che a fatica riuscirono a bloccare il detenuto.

Pellegrino finì al pronto soccorso e rimediò una prognosi di quindici giorni per contusioni e una lesione al sopracciglio; feriti anche un sovrintendente, un agente scelto e un assistente capo. Una vicenda che fece scalpore, con il Sappe (il sindacato di polizia penitenziaria) che invocò una pena esemplare per il 35enne, dimostratosi in più occasioni pericoloso e ora dietro le sbarre a Vibo Valentia. Ieri, alla prima udienza del processo, non si è costituito parte civile né il sindacato né il comandante Pellegrino, assente in aula così come l’imputato. Erano presenti invece i tre agenti di penitenziaria Cosimo Laudati, Andrea Affinati e Gianluca Gemma.

Il collegio giudicante presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto – a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani – ha posto alcune questioni preliminari, in primis chiedendo all’accusa di sfoltire il lungo elenco di testimoni.

Con il consenso delle parti sono stati esclusi i sanitari che erano intervenuti e il pm Maria Rita Pantani ha ottenuto l’ammissione e l’acquisizione a giudizio di due differenti relazioni sulla personalità del detenuto, con allegati documentali, stese da commissari delle carceri di Catanzaro e Vibo Valentia. Il collegio ha rinviato al 30 gennaio 2019, quando saranno ascoltate come persone offese i tre agenti, il comandante Pellegrino e altre due guardie. «Volevo chiedere il rito abbreviato per ottenere lo sconto di pena, ma il mio cliente non ha risposto alla domanda di delega e quindi si procederà in ordinario», ha commentato il difensore d’ufficio avvocato Lorenzo Isoppo. —



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