«Io dimettermi? Non ci penso neanche»
Il leghista Vinci, finito nel mirino di De Lucia, nel 2018 ha partecipato a 9 sedute su 27: «Sono una spina al fianco di Vecchi»
REGGIO EMILIA. «In molti lunedì c’è stata una concomitanza di impegni istituzionali a Roma, nelle commissioni di cui faccio parte. Poi ci sono state un paio di sedute alla Camera, un incontro con il ministro Bonafede per l’anticorruzione. Anche lunedì scorso, quando sono stato attaccato indegnamente da De Lucia, ero a Roma per il voto sull’anticorruzione. In quattro occasioni, essendo segretario emiliano, ho avuto un consiglio federale della Lega, che si fa il lunedì o il venerdì...».
Presente in consiglio solo una volta su tre, ovvero a 9 delle 27 sedute che si sono svolte in Sala Tricolore dal 15 gennaio al 15 dicembre 2018. Sono questi i numeri di Gianluca Vinci, parlamentare, segretario emiliano e capogruppo della Lega, le cui assenze dalla Sala del Tricolore sono finite nel mirino di un video del consigliere comunale Pd, Dario De Lucia, in stile “Chi l’ha visto?”: un video per il quale il consigliere Pd è stato querelato dallo stesso Vinci, che lo ha accusato di aver detto falsità. Prima dell'ultimo consiglio di giovedì 20 dicembre: «Devo incontrare il candidato sindaco della Lega. O meglio, il futuro sindaco di Reggio, di cui non dico il nome. Non ci sarò, ma sarò impegnato in un incontro molto più importante per il futuro di Reggio».
Onorevole Vinci, presente in consiglio una volta su tre. Davvero pochino, no? Ha senso la sua permanenza in Sala Tricolore?
«Assolutamente. Il Pd vede nella mia presenza in consiglio il principale problema alla rielezione di Vecchi. Per questo si sta scatenando contro di me, tentando di farmi passare per assenteista. In realtà sanno che sono una spina al fianco, molto più del M5s».
Una spina al fianco? Ma se manca due volte su tre...
«Il Pd e la maggioranza hanno un grosso problema in consiglio comunale. Innanzitutto non si riunisce più come prima. Prima si riuniva una volta a settimana, adesso una volta ogni 15 giorni. In almeno tre occasioni sarei stato libero di partecipare, ma la seduta non è stata convocata. Spesso il Pd non ha i numeri per convocarla e quindi salta. Poi da tempo in Sala Tricolore non si parla più di politica locale, soprattutto nell’ultimo anno. Quando sono stato presente mi sono ritrovato per esempio davanti a mozioni in cui si chiedeva ai parlamentari reggiani, e quindi a me, di dar contro a decreti come il decreto sicurezza o il Pillon... Ormai il consiglio comunale non legifera più una “mazza” sulla politica locale, ma continua a fare politica nazionale. Come sul caso Battisti, ridicolo, o con la mozione contro Israele. Io la politica nazionale la faccio già con la mia maggioranza in Parlamento. E la faccio seriamente».
Appunto, verrebbe da dire. Perché non dimettersi da consigliere? E poi: non può presentare lei mozioni locali? Le ricordo, ad esempio, che lei presentò un documento per abolire il comunismo...
«La mia era una risposta a una precedente mozione demenziale della maggioranza, sempre di De Lucia, sulla messa al bando dei gadget e dei simboli fascisti e nazisti. Ho detto: ok, allora mettiamo al bando anche quelli comunisti, che hanno provocato dieci volte più morti... Ovviamente hanno detto di no. Io spesso ho preso parola per dire di parlare solo di tematiche locali, che quelli nazionali li affrontiamo in Parlamento».
Anche il suo, a dir la verità, non è un tema molto cittadino. È una provocazione. Non crede? Non può presentare mozioni locali e basta?
«Il Pd le uccide tutte con motivazioni sterili, respingendole. E poi c’è un problema anche pratico: essendo vicepresidente della commissione Affari costituzionali e avendo spesso impegni concomitanti a Roma, se presento mozioni e vengo richiamato a Roma non riesco a discuterle».
Insomma, se non si gioca al suo gioco si porta via anche la palla... non pensa di esporre a critiche anche il suo partito con le sue ripetute assenze?
«La Lega non è affatto danneggiata, ma valorizzata. Quando io sono in consiglio, il sindaco ad esempio non c’è quasi mai o comunque cerca di non esserci».
Vecchi è stato presente 22 volte su 27...
«Per un sindaco è un grossissimo problema avere un deputato della maggioranza parlamentare. Limita ai consiglieri comunali della maggioranza locale di fare sparate senza senso su normative nazionali che seguo in prima persona».
Talmente in prima persona che le sue assenze in Sala Tricolore sono ormai un caso.
«Guardi, influenzo più io la politica reggiana di tanti consiglieri Pd più presenti di me di cui nessuno conosce nemmeno il nome».
Però sono molto più presenti di lei in consiglio.
«Ma hanno fatto talmente poco per la città che nessuno ricorda nemmeno chi siano».
Non sarà il caso, invece, che lei lasci una delle tante cariche che ricopre?
«Se fossi uno ingordo di cariche mi sarei candidato anche a sindaco. Invece ho fatto una scelta precisa: ho scelto un candidato che ha i numeri per vincere. Sinceramente ritengo che il 26 maggio saranno i reggiani a decidere se quello che abbiamo fatto sul territorio sia positivo o meno. La politica non si fa solo in consiglio, anche fuori. Anche perché in consiglio viene spesso umiliata. Ma questo giochetto finirà il 26 maggio. Di sicuro». —
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