Gazzetta di Reggio

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Ospedali troppo lontani, bimba nasce in ambulanza

Luca Tondelli
Un'ambulanza della Croce Rossa di Toano
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Un'ambulanza della Croce Rossa di Toano

Toano, mamma e figlia, ora a Sassuolo, stanno bene. Ma ripartono le polemiche. L’Ausl: «La donna era seguita dall’ambulatorio gravidanze a rischio di Reggio»

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TOANO. Mentre si continua a discutere della necessità di tornare ad avere un punto nascite in Appennino, a Toano ieri mattina si è verificato un parto, fortunatamente andato nel migliore dei modi, a bordo di un’ambulanza della locale Croce Rossa.

L’allarme. Una giovane mamma, marocchina, alla 39esima settimana di gestazione, al suo secondo parto, residente con il marito nel territorio toanese, ha avvertito le doglie intorno alle 3 del mattino. Ha cercato di avvertire il marito, operaio in un’azienda impegnato nel turno di notte, senza riuscirci e alle 6, a travaglio avanzato, ha chiamato i soccorsi. La bambina è nata durante il trasporto verso l’ospedale di Sassuolo, all’altezza del ponte della Veggia. Ad assistere il parto sono stati i tre volontari componenti dell’equipaggio dell’ambulanza e insieme a loro il medico e l’infermiera dell’automedica arrivata dall’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti. Per la Croce Rossa di Toano è il quinto parto, il secondo di quest’anno, avvenuto in ambulanza.

Tempi stretti.Non è possibile affermare che se fosse stato aperto il punto nascite di Castelnovo le cose sarebbero andate diversamente, dato che già prima della chiusura, numerose famiglie di Toano si rivolgevano all’ospedale di Sassuolo per partorire, ma viste la tempistica probabilmente l’ambulanza sarebbe riuscita a portare la partoriente nel capoluogo appenninico più rapidamente. La donna – come spiega una nota dell’Ausl – era stata presa in carico dall’ambulatorio gravidanze a rischio del Santa Maria Nuova a Reggio Emilia, dove aveva già fatto due visite. Segno che evidentemente, mancando il punto nascite a Castelnovo, la donna aveva previsto di partorire nel capoluogo. In questo caso mai e poi mai avrebbe fatto in tempo ad arrivare.

La Croce Rossa.Secondo Paolo Albertini, responsabile della Croce Rossa toanese: «Arrivare a Sassuolo richiede 40 minuti, a Castelnovo ne bastano 25: se fosse stato aperto il punto nascite il parto sarebbe avvenuto in sala. Credo sarebbe davvero importante riaprirlo».

Le polemiche. E di riapertura del punto nascita si è parlato in un incontro tra il comitato le Cicogne, e le deputate Maria Elena Spadoni (Pd) e Stefania Acari (M5S) al ministero della Salute dove era stato convocato un primo confronto tra la segreteria del ministro e i comitati, poi rinviato. «Il ministero ha confermato categoricamente che la riapertura dei punti nascite non rientra tra le sue competenze – hanno spiegato Spadoni e Ascari – ma deve essere la Regione Emilia-Romagna ad avanzare la richiesta per la riapertura dei punti nascita, in deroga all’accordo Stato-Regioni del 2010». « Ci hanno spiegato – hanno proseguito le deputate – che se la Regione dimostra di avere l’esigenza e crea i presupposti può riaprire i punti nascita, seguendo i criteri di sicurezza necessari. Da parte nostra – hanno concluso – confermiamo che stiamo lavorando per la riapertura di tutti i punti nascita emiliani chiusi da tempo e che continueremo a farlo».

È dalla Regione, però, che arriva l’ultima polemica: secondo Silvia Piccinini e Raffaella Sensoli, capogruppo e consigliere del groppo 5Stelle, la giunta avrebbe bocciato la richiesta da loro avanzata di mettere nel bilancio 2019 i fondi necessari «per adeguare gli ospedali di montagna così da sostenere le richieste di deroga». —


 

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