Gazzetta di Reggio

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Il sindaco Fabrizio Corti propone la fusione tra Viano e Baiso

Adriano Arati
Fabrizio Corti e Giorgio Bedeschi, sindaci di Baiso e Viano
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Fabrizio Corti e Giorgio Bedeschi, sindaci di Baiso e Viano

Viano, «La rivalità va bene solo nello sport. Abbiamo già tante cose in comune, cambiamo mentalità e andiamo in Regione»

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VIANO. «Il futuro di Baiso e Viano? È quello di una cittadina importante, se cambia la mentalità e se combattiamo lo spopolamento». Pensa a un percorso condiviso fra i due paesi, allo stesso tempo uniti e separati dalla valle del Tresinaro, l’attuale sindaco di Baiso, Fabrizio Corti. In questi giorni il primo cittadino Pd baisano è al centro di tante voci che lo vorrebbero, nel 2019, come candidato a Viano, il paese dove ora lavora, per prendere il posto di Giorgio Bedeschi, primo sindaco leghista reggiano, giunto al termine dei propri due mandati. Corti non si sbilancia, ma allo stesso tempo apre a ragionamenti che mettono insieme i due territori e che potrebbero forse lanciare prospettive future di accorpamenti.

«Il mio obiettivo principale ora è fare il sindaco di Baiso – premette –. Voglio arrivare a fine anno con l’approvazione del bilancio. Abbiamo investimenti programmati per quasi due milioni di euro e la cosa principale è far bene qui e ora». Ma la primavera 2019 e le elezioni sono dietro l’angolo. «Anche se non sempre siamo considerati tali, i nostri sono due Comuni montani, e penso che il principale tema delle prossime campagne elettorali debba essere il contrasto dello spopolamento: dobbiamo ragionare sulla tenuta sociale ed economica del territorio. È inutile che ce lo nascondiamo, il tema centrale delle prossime elezioni deve essere questo, per impedire che la gente se ne vada».

E la soluzione?

«Gli abitanti di Baiso e Viano devono cambiare mentalità, rinunciare ai troppi campanili. Io vedo nei nostri due territori una cittadina coesa con tante eccellenze, dalla meccatronica al croccante, dal tartufo ai vulcanetti di fango freddi», è la risposta. Al di là delle storiche rivalità di confine, i punti di contatto sono tanti: «Abbiamo già una scuola unica; sul welfare e sul sociale lavoriamo insieme; siamo nella stessa Unione dei Comuni. Come ha detto anche Bedeschi, c’è già una forte sinergia e noi dobbiamo andare avanti in questo senso. Abbiamo già tante cose che ci uniscono e basterebbe poco per fare un salto e diventare una cittadina pari o superiore ai nostri vicini dell’Unione, a Scandiano o Castellarano».

Il campanile è finito?

«La rivalità va bene nello sport; lì è giusto che ci sia. Per il resto no, dobbiamo avere un fronte comune per tenere qui la gente, è inutile parlare di un sindaco di qui e un sindaco di là; se ci avvicinassimo ai 10mila abitanti potrebbe essere più facile avere anche sostegni».

Questo è il tema chiave?

«Per un progetto comune abbiamo bisogno di cambiare mentalità e far capire le potenzialità nei nostri due territori. Deve esserci un segnale: dobbiamo ascoltare il parere degli imprenditori e andare in Regione; la Regione ci può aiutare ma noi dobbiamo dare un segno di coesione. A quel punto potremmo crescere. Questa è la mia idea e questo è il segnale che vorrei lanciare. Poi ovviamente spetta sempre al popolo decidere».

Il richiamo alla Regione porta inevitabilmente ai tanti contributi garantiti in questi anni ai territori che hanno concluso fusioni tra Comuni, premiati per l’accorpamento con fondi e precedenze in diversi bandi. Che ora tocchi al Tresinaro? —

 

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