Reggiani amanti geniali delle biciclette Dallo shuttle e 3 ruote al trik e trak di Rubiera
Tuttinbici promuove persone e mezzi che creano e non inquinano Viaggio all’Auser del Secchia dove tutto comincia con un triciclo
racconti
IVANNA ROSSI*
Col freddo che fa, Ferdinando Casali, novant’anni lì per suonare, arriva in sede in sella al suo shuttle, una bici fuori ordinanza con abitacolo trasparente munito di spazzavetro e tutto quanto.
Questo signore speciale è un iscritto all’Auser di Rubiera, una potenza con 350 iscritti di cui un’ottantina volontari attivi, i cosiddetti ‘anziani giovani’ che si ritrovano a far progetti nella sede di via Emilia est 58.
PROTOTIPI
Progettano futuro, vien da dire, ammirando i prototipi di bicicletta esposte all’entrata. Sono aggeggi funzionanti e marcianti tra il futuribile e il nostalgico, perché a diventar vecchi si ritorna bambini, e il signor Ferdinando confessa che si divertiva così, da piccolo: costruiva ex novo biciclette col fil di ferro, assemblando pezzi trovati e gomme per annaffiare.
Andavano. Facevano il loro servizio. Solo alla domenica, per le occasioni importanti o per ‘andare a morosa’ suo padre gli concedeva la bici di famiglia.
I veicoli che Ferdinando ha costruito e donato all’Auser sono molto estrosi. C’è il triciclo del gelataio che fa gola a vederlo; c’è la bici di legno che funziona ma è meglio non fidarsi; c’è un biciclo con grande ruota davanti e piccolissima ruota di dietro come lo storico biciclo.
IDEARE FAI-DA-TE
Il ruotone è fatto a mano, piegando e unendo con perizia due normali ruote da bici. Infine c’è il quadriciclo, con sella bassa e bauletto posteriore: fa gola a molti, gli anziani non fanno che dirgli ‘dai fammene uno che te lo pago!’, ma lui è costretto a dire no, perché per andare su strada un veicolo dev’essere omologato, a scanso di guai.
Peccato, un attrezzo così avrebbe sicuramente un mercato.
Ferdinando non ha mai smesso di ideare veicoli fai-da-te: non appena mette piede al Centro del Riuso gestito dall’Auser accanto all’Isola ecologica, subisce il richiamo e la provocazione di tutte quelle ruote, di tutte quelle biciclettine buttate via ‘perché i bambini crescono’, di tutte quelle cyclettes da casalinga solitaria usate poche volte.
«La gente vede qualcosa in Tv, lo manda a prendere e poi scopre che non gli serve. E i bambini, anche adesso, come fanno a divertirsi? Trovano tutto fatto, e invece il divertimento è fare e inventare.»
Ferdinando è nato col bernoccolo creativo, e l’ha esercitato anche nei trent’anni da operaio in ceramica, che uno pensa sia un lavoro ripetitivo. C’è da dire che all’inizio i ceramisti erano ancora vasai, e a lui è toccato in sorte di andare a impiantare fabbriche di mosaici in Palestina al tempo di Ben Gurion.
Chi è capace di riciclare e di rimettere in pista le cose viene dal tempo, non poi così remoto, in cui la gente sapeva ancora usare le mani.
CYCLETTE CON LE RUOTE
Giovanna Spagni, anche lei dell’Auser, possiede un prototipo di attrezzo ginnico open air, escogitato per lei dal marito. Si potrebbe definire una cyclette con le ruote, se non fosse un controsenso. Pensato per rinforzare i muscoli delle gambe e delle braccia, sostenere le anche, respirare a pieni polmoni e… dimagrire a vista.
I comandi si trovano nei manubri, le ruote sono piccole e richiedono movimenti continui e poco impegnativi delle gambe e delle braccia. Il veicolo si è classificato ai primi posti in varie Fiere della creatività a Firenze e a Milano. Giovanna lo usava per andare avanti e indietro per viali poco trafficati, naturalmente suscitando molta curiosità. Tutti a domandare: “Quanto costa? Dove si compra?”. A lei era venuto in mente di produrne una ventina da collocare sul lungomare di Rimini, quasi una versione di terra del famoso pedalò. Suo marito, originario di Toano, si chiamava Franco Pistoni, un cognome significativo, e infatti era un piccolo genio della meccanica, benché facesse di mestiere il camionista. Aveva anche inventato un braccio-gru da applicare al camion per scaricare i pesi usando il motore.
Adesso che Franco non c’è più, pare di capire che a Giovanna avrebbe piacere di vedere il dispositivo girare per il mondo e fare del bene come ne ha fatto a lei. —
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