Gazzetta di Reggio

Reggio

Auguri di alta felicità

Stefano Scansani
Auguri di alta felicità

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. Siamo un popolo di sondaggiati assuefatti e suscettibili. Qualche giorno fa il Sole 24 Ore ha proposto la graduatoria della qualità della vita nelle città italiane, e come al solito è trapelata la sorpresa, balenata la novità, s’è fatto confronto su trionfi e tonfi, altrimenti il classificometro non farebbe notizia. Ecco Milano in testa, Vibo Valentia ultima nella casella numero 107. Reggio Emilia si è collocata al 18° posto perdendo due posizioni rispetto al 2017.

La mia personale risposta a tanta pagella è una solenne indifferenza. Quel che mi attrae, invece, sono le reazioni al tabellone nazionale del dove si vive meglio. È lì che si scoprono o riscoprono le condizioni dell’Italia provinciale, ridolìna e irritabile, quella dei confini e dei destini. Basti un esempio. Il giornalista della Gazzetta di Parma Gian Luca Zurlini il 18 dicembre ha firmato un editoriale dal titolo “Dietro Reggio? Va bene tutto, ma questo no”.

Il collega rappresenta la massa critica di chi non sopporta il fatto che Parma abbia meritato il 29° posto nel fatale listone, precipitando di sette posizioni rispetto al 2017. Oggi Parma è dunque sottostante Reggio, città delle “teste quadre”, di 12 posizioni.

Zurlini beatamente gioca con gli antichi luoghi comuni nostrani, e provoca i suoi parmigiani/parmensi con questa formula: “Qualcosa non quadra”. L’ironica forma di irrequietezza del vicino geografico si collega al dibattito che la Gazzetta di Reggio aveva aperto quindici giorni fa sul dilemma “città o paesone?”. E quindi Zurlini casca a fagiolo qui, oltre che cadere nella classifica. Il collega estrae dal sacchetto della tombola sportiva, storica, artistica e mangereccia tutto ciò che Reggio non ha, per attizzare l’amor patrio dell’oltre Enza. Amor patrio che là è separato in casa fra parmigiani e parmensi... Aiuto.

Zurlini ha annotato che il Parma gioca in serie A mentre la Regia s’è persa nella D (potremmo domandargli con chi, vincendo 2-0, la Sampdoria domenica scorsa s’è confrontata). Il giornalista ha ricordato che Parma nel 2020 sarà Capitale della Cultura Italiana, mentre Reggio ha perduto la corsa. Zurlini cambia l’ordine degli addendi mutando il risultato. La definizione corretta è “Capitale italiana della cultura”, perché l’Italia di culture ne ha tante, tantissime: l’autore deve considerare quindi che il vincitore non è sovrastante, ma rappresentante. Non è un abbaglio da poco.

Il notista di Parma arma le catapulte anti-reggiane, macchinari medievali, Brancaleone alle Crociate. Dice che quando si compra il formaggio si dice Parmigiano e non Reggiano, come se un aggettivo facesse economia o allietasse la vanità del tubo digerente. Strologa che l’artista Antonio Allegri da Correggio produsse i suoi maggiori capolavori a Parma e non a Reggio “sua provincia di nascita”.

Chi ha queste traveggole geo-storiche torni al passato e ci rimanga: nell’età di quel pittore le province non esistevano e Reggio c’entrava nulla con la signoria di Correggio. Nei titoli di coda mancava la dispensa: Zurlini ha esibito l’elenco dei prosciutti, delle spalle crude e cotte “che a Reggio nemmeno se li sognano”.

Arrivo al dunque. Reggio è quadra perché, infatti, sogna meno. Questa non è una risposta al vivace collega sportivo, ma una riflessione sulla ristrettezza del perimetro del paesone. Zurlini ha fornito una rappresentazione del rimpianto, reso dalla caduta in classifica nazionale.

Caduta, cioè discesa che per una città ducale, gastronomica, melodrammatica è un percorso insopportabile, nonostante la spalla cotta e la erre francese. Per Reggio la marcia è diversa, ascendente, perché è davvero stata città subalterna, succedanea, contadina e operaia. Reggio ne è consapevole e lo dice.

Viene buono un proverbio che non è parmigiano o reggiano, ma cosmico: la vita è fatta di scale, c'è chi scende e c'è chi sale. La miglior cosa è lasciar perdere le scaramucce feudali, le calzamaglie ducali, e operare nel presente considerando, ad esempio, che nella conurbazione (un paese dietro l’altro) della Via Emilia la smisuratezza di 27 chilometri separa piazza Prampolini da Piazza della Pilotta; che il Parmigiano Reggiano è un consorzio; che chi va a Parma a godersi il Correggio arriva a Reggio attraverso l’Alta Velocità; che la qualità della vita è data dalla percezione della personale, familiare, professionale, sociale felicità. Felicità. Parola oggi inconsueta, ma necessaria oltre i fossi e i pregiudizi di confine. L’obiettivo è l’Alta Felicità di tutti, anche se i viaggiatori arrivano a Reggio e poi vanno a Parma. Buon Natale.

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