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Delrio: «La sicurezza era la mia priorità»

Delrio: «La sicurezza era la mia priorità»

L’ex ministro in Procura a Genova come testimone: «Non sapevo della relazione 2018. Erano documenti tecnici»

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REGGIO EMILIA. «Quando ero ministro io, l’attività di vigilanza è sempre stata esercitata. Non sono mai stato a conoscenza di ammaloramenti e condizioni critiche del viadotto: se ne sono occupati i tecnici ed io non ho nemmeno visto il progetto di retrofitting, di potenziamento del ponte». E poi: «Sono qui con la massima disponibilità a collaborare con la giustizia perché è l’unico organo che può stabilire la verità dei fatti». E infine, ai cronisti che gli chiedevano se fosse a conoscenza della relazione del febbraio 2018 sul progetto di retrofitting che aveva ricevuto il via libera del Comitato tecnico del Mit: «Tutti questi documenti sono rimasti a livello tecnico, quindi io non riesco a dare informazioni perché non ne ero a conoscenza. Come al solito i progetti rimangono a livello della direzione di vigilanza, quindi su queste cose non potevo fornire alcun chiarimento».

Così l’ex ministro alle Infrastrutture e attuale capogruppo Pd alla Camera, il reggiano Graziano Delrio, sentito ieri in Procura a Genova come testimone sull’inchiesta del crollo di ponte Morandi.

Delrio è stato ascoltato per oltre un’ora dal pm Massimo Terrile, arrivando a piedi in Procura intorno alle 10. L’ex ministro ha fatto sapere di avere risposto a tutte le domande.

Prima di Delrio, in Procura è stato ascoltato Antonio Di Pietro, suo predecessore al ministero delle Infrastrutture, che ha concentrato le sue dichiarazioni su eventuali responsabilità politiche legate al crollo: «Bisognerebbe chiedere a Di Pietro, io credo di non averne», la replica di Delrio.

«Credo che la politica abbia alcuni compiti – ha aggiunto l’ex ministro – il primo è quello di dare degli indirizzi e, quello che io ho dato dal primo giorno del mio ministero, è che sicurezza e manutenzione sono le priorità e questi indirizzi sono agli atti; la seconda cosa è quella di reperire le risorse e, come sapete, le risorse per la manutenzione sia di Rfi sia di Anas e delle strutture che dipendono direttamente da noi sono state decuplicate negli anni del mio ministero».

Alla domanda su cosa non ha funzionato, Delrio ha risposto «lo dovrà stabilire la magistratura». Nel colloquio col pm, l’ex ministro ha cercato «di fornire tutte le informazioni che mi chiedeva in merito alle procedure, alle attività del ministero e alle competenze varie degli uffici e le mie personali».

Alla domanda sul perché non fosse stata potenziata la vigilanza, Delrio ha detto: «Non mi è stato chiesto, ma ho detto che, come in tutte le strutture ministeriali, vi è sicuramente una difficoltà di personale. Però noi abbiamo richiesto e ottenuto 270 assunzioni tra il 2015, quando sono arrivato, fino allo sblocco delle assunzioni: 130 sono già state fatte e altre verranno fatte. Quindi – ha concluso – il problema del potenziamento degli uffici ministeriali esiste sicuramente». —

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