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Ferrarini, i sindacati ancora in pressing per uscire dalla crisi

Ferrarini, i sindacati ancora in pressing per uscire dalla crisi

Vertice nella sede Unindustria dopo la proroga del tribunale «A gennaio auspichiamo un piano definito e concreto»

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REGGIO EMILIA. «È stato richiesto un incontro entro il mese di gennaio auspicando che l’azienda si presenti con un piano definito e con la concretizzazione di quanto richiesto, diversamente le organizzazioni sindacali si riterranno libere di dare vita alle iniziative opportune». Dai sindacati provano a stringere i tempi. E dopo un vertice avvenuto giovedì nella sede di Unindustria, chiedono maggiore chiarezza sul futuro del Gruppo Ferrarini, colosso dell’agroalimentare finito a luglio in concordato con riserva. Soprattutto dopo la decisione del tribunale di Reggio, che lo scorso 4 dicembre ha concesso una proroga al deposito della proposta concordataria, prevista inizialmente entro il 23 dicembre, dando così l’opportunità di far slittare ulteriormente il termine di altri sessanta giorni. . IL VERTICE

L’incontro è avvenuto giovedì 20 dicembre, nella sede di Unindustria, alla presenza delle Confindustria di Lecco e di Parma, dei commissari designati dal tribunale, dal commercialista Bagni designato dal Gruppo, della dottoressa Giovannelli dell’Ufficio del Personale, dei rappresentanti locali e nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil e delle Rsu di Ferrarini e Vismara. L’incontro è stato chiesto proprio dalle organizzazioni sindacali per monitorare lo stato di avanzamento del piano concordatario.

LO SLITTAMENTO

«L’azienda ha risposto che le trattative in atto richiedono la massima riservatezza e pertanto le notizie uscite sui giornali non hanno alcuna fondatezza – affermano dai sindacati – L’azienda ha motivato la richiesta di proroga del concordato affermando di avere la necessità di utilizzare tutto il tempo concesso dalle norme di legge per preparare un piano concordatario il più soddisfacente possibile, sia per soddisfare le esigenze dei creditori, sia per salvaguardare l’attività industriale, alla data odierna non c’è nulla di vincolante sulle scelte che ci saranno, ma queste si vorrebbe che non prescindessero da una continuità industriale con il mantenimento della filiera. Vi sono, infatti, contatti con soggetti imprenditoriali interessati nel continuare a far crescere il settore ed il marchio, ma le offerte sul gruppo potrebbero essere anche di fondi di investimento, pertanto la decisione del tribunale sarà quella che darà il parere definitivo».

IL TEMPO DELLE SCELTE

Dai sindacati hanno ribadito che «la scelta deve tenere in considerazione la continuità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali, che abbiamo bisogno di vedere fatti concreti, come l’incremento dei volumi sul territorio di Lecco e Langhirano: il primo per riaffermare le proprie potenzialità produttive, il secondo per il mantenimento del sito che può proseguire solo a fronte dell’incremento di prodotto certificate. Si è affermato inoltre che lo stabilimento di Reggio Emilia non può continuare ad essere il solo motore del gruppo». —

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