Rapina alle Poste di Calerno Ivano Scianti torna in carcere
Il protagonista di una stagione lontana della “mala” reggiana tentò il colpo insieme a un complice ma venne fermato subito dalla polizia
Quando è passato lungo i corridoi della Squadra Mobile, al primo piano di via Dante, si è soffermato davanti a una delle locandine storiche de La Gazzetta di Reggio e alla persona ritratta: «Questo lo conosco». «Per forza. Il colpo per il quale ti portiamo dentro lo avevi compiuto con lui».
La memoria può fare cilecca a 73 anni. L’uomo fotografato in locandina è Marco Sassi, più giovane (71 anni), uno dei componenti della “banda dei nonni” ora dietro le sbarre per una impressionante serie di rapine ai danni di farmacie compiute nel 2015. Mentre il protagonista scortato è Ivano Scianti, finito in manette per la condanna diventata definitiva della rapina alle Poste di Calerno. Un arresto che non farebbe notizia, se non fosse che Scianti, al secolo l’Arsenio Lupin delle opere d’arte, è un personaggio storico della “mala” nostrana.
La cronaca nera dell’ultimo mezzo secolo di Reggio Emilia si potrebbe narrare attraverso le gesta personali di questo malvivente gentiluomo, oggi un sopravvissuto di un’epoca ormai scomparsa dalla topografia cittadina.
LA RAPINA
La condanna a un anno e sei mesi passata in giudicato si riferisce al colpo del 14 aprile 2010. Quel giorno due banditi si presentarono alle 10.30 all’ufficio postale di Calerno, senza armi. All’interno c’erano alcuni clienti e quattro dipendenti. Un rapinatore, appena entrato, si calò un passamontagna sul volto, gridando il classico «Questa è una rapina». Oltrepassato il bancone dove si trovavano due casse, si servì da solo: 500 euro. Ottenuto il magro bottino, il bandito fuggì a bordo di un’utilitaria verde guidata dal “palo”. La fuga di Scianti e Sassi durò poco: i due furonoarrestati verso mezzogiorno in una villetta a Rivalta dalla polizia, che recuperò il bottino.
L’ARRESTO
Ivano Scianti si trova ora detenuto alla Pulce: un ambiente per lui familiare, dove con tutta probabilità non soggiornerà a lungo in considerazione dell’età e delle precarie condizioni di salute. L’ultima residenza ufficiale di Scianti, dal 2005 al 2010, risultava un altro luogo alla ribalta della cronaca odierna: via Turri 35, il condominio di fianco a quello del maxi incendio, dove la polizia ha spento altre fiamme risultate in seguito provocate da uno spacciatore che occupava abusivamente un appartamento sfitto.
Il domicilio effettivo di Scianti – che era ai domiciliari per una delle pendenze pregresse – era poco lontano dal quartiere della stazione ed è lì che si sono presentati, all’alba di giovedì mattina, i poliziotti. Il 73enne, con tranquillità, ha aperto agli agenti pregandoli di attendere che arrivasse la signora incaricata di fargli assumere i medicinali. Nel frattempo, confermando il carattere estroverso, Scianti ha conversato con il dirigente della Mobile, Guglielmo Battisti, lamentando una quotidianità con acciacchi della terza età intrecciata ad aneddoti dei suoi trascorsi. —
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