Scianti scarcerato, Lupin va ai domiciliari
Il 73enne è uscito ieri dopo un giorno in cella, l’avvocato Conti: «La sua salute è incompatibile con il regime carcerario»
Ogni volta che apre bocca, Ivano Scianti fa sempre parlare di sé. E così è stato anche ieri pomeriggio, quando l’Arsenio Lupin di Reggio Emilia è uscito dal carcere dopo appena un giorno in cella, accompagnato ai domiciliari dal suo avvocato Alessandro Conti.
Scianti, che di crimini e di galere se ne intende, non appare turbato all’uscita dalla casa circondariale di via Settembrini. Stanco, invece, quello sì: l’età ormai avanzata e una vita difficile e rocambolesca hanno reso le sue condizioni di salute piuttosto delicate.
«sono stato bene»
Nome di spicco della malavita reggiana degli anni ’80, specializzata in colpi eccellenti, il 73enne è ormai conosciuto da secondini e poliziotti. «Non sto mia tanto bèn – spiega “Lupin” una volta salito in macchina con l’avvocato – però mi hanno trattato bene. Forse me lo merito anche, per il mio comportamento». Mentre sui sette quadri del Rinascimento rubati a nel novembre del 1983 dal Museo di Belle arti di Budapest, fra i quali la Madonna di Esterhazy di Raffaello, si limita a commentare sorridendo: «Me li ha rubè». Come a dire “non avevo tempo per guardarli, era lavoro”.
i domiciliari
Scianti, comunque, in carcere venerdì ci era finito per una rapina compiuta alle Poste di Calerno il 14 aprile del 2010. Quel giorno due banditi – Lupin e Marco Sassi – si presentarono alle 10.30 all’ufficio postale, senza armi. All’interno c’erano alcuni clienti e quattro dipendenti.
Un rapinatore, appena entrato, si calò un passamontagna sul volto, gridando il classico «Questa è una rapina». Oltrepassato il bancone dove si trovavano due casse, si servì da solo: 500 euro. Ottenuto il magro bottino, il bandito fuggì a bordo di un’utilitaria verde guidata dal “palo”.
La fuga di Scianti e Sassi durò poco: i due furono arrestati verso mezzogiorno in una villetta nella frazione di Rivalta dalla polizia, che recuperò il bottino.
Quindi il processo e venerdì, infine, la condanna a un anno e sei mesi è passata in giudicato. La Mobile è quindi andata a prenderlo nella sua abitazione, vicino alla stazione storica, per condurlo alla Pulce. L’avvocato ha fatto però ricorso al magistrato di sorveglianza, l’organo che si occupa di sorvegliare sull’esecuzione della pena inflitta con sentenza di condanna penale irrevocabile.
«È anziano – ha spiegato il suo legale – e ha diverse patologie che pur non determinando la sua incompatibilità totale col regime carcerario rendono difficile la sua permanenza in una casa circondariale. Venerdì ho quindi fatto ricorso e oggi (ieri, ndr) il magistrato lo ha accolto, sostituendo la misura detentiva con i domiciliari, notificando la scarcerazione». —
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