Gazzetta di Reggio

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L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI 

Con Ferrarini e Artoni ora soffrono i privati

E.L.T.
Con Ferrarini e Artoni ora soffrono i privati

I crac delle coop hanno ridefinito i rapporti di forza a Reggio Ma le crisi delle ex leader pesano sul sistema di Unindustria

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REGGIO EMILIA. La crisi delle cooperative è stata epocale e nelle stanze dei bottoni ha dato il via a un riequilibrio dei rapporti di forza a Reggio. Da una parte c’è Legacoop intenta a leccarsi le ferite dopo il crollo del settore delle costruzioni, dall’altra le imprese private a cercare più spazio e più voce nel sistema politico ed economico locale e non solo.

Poi, però, da quest’anno sono scoppiate due “bombe” in casa degli industriali. Da una parte la Artoni di Guastalla, storica azienda leader della logistica e di proprietà della famiglia piazzata al centro dello scacchiere industriale reggiano, finita in uno spezzatino dopo il crac. Anna Maria Artoni è stata un alfiere di Confindustria, così come lo è ancora oggi - ma in tono minore - Lisa Ferrarini, in cerca di compratori per salvare l’azienda di salumi che porta il nome della famiglia.

Due capitane di industria legate a doppio filo a un blocco di potere interno a Unindustria Reggio, quello che ha visto primeggiare in passato Stefano Landi, anche lui in posizione più defilata perché intento a far rialzare la sua impresa dopo una crisi sia industriale che finanziaria. Ecco allora che il regolamento di conti è avvenuto anche all’interno del salotto buono degli industriali, con Ferrarini che ha mantenuto la vice presidenza nazionale accanto a Enrico Boccia, ma che avrebbe perso peso su Reggio dopo l’affermazione di Mauro Severi prima e Fabio Storchi all’ultima tornata.

La perdita di punti di riferimento avrà effetti anche sulle prossime elezioni, sia le comunali a Reggio sia le regionali in Emilia-Romagna. Ogni parte cerca rappresentanti e buoni esempi da proporre. Da una parte le cooperative che pagano prezzo doppio: da una lato la distruzione di migliaia di posti di lavoro, dall’altro la distruzione - solo in parte ricompensata - di milioni di euro di risparmi da parte dei soci sovventori. Le crisi nel settore privato hanno un effetto “limitato” spesso all’occupazione, ma il ricambio nei posti di vertice sembra bloccato. Basti pensare che per mettere pace tra gli industriali è dovuto ridiscendere in campo Fabio Storchi a 70 anni.

Lo stesso Storchi sembra essere impegnato ora nelle grandi manovre per cambiare pelle all’associazione di via Toschi, dove comanda il salotto buono di Maramotti e degli altri cavalieri del lavoro reggiani.

Le crisi sono però difficili da digerire. L’infezione finanziaria che ha colpito Ferrrarini ha intaccato il cuore dell’azienda leader dell’agroalimentare che sta cercando di salvare gli 800 dipendenti, oltre al buon nome di prosciutto cotto, crudo di Parma, Parmigiano Reggiano e altre specialità.

Il mega crac della Artoni - ora tra società in amministrazione straordinaria e concordati - conta 1.600 creditori. L’azienda da 580 dipendenti e 2.300 addetti nell’indotto rappresenta una crisi privata che ha lasciato il segno. —

E.L.T.

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