Gazzetta di Reggio

Reggio

la lotta alla ’ndrangheta 

L’impegno antimafia all’oratorio: gli incontri e il viaggio in Calabria

Tiziano Soresina
L’impegno antimafia all’oratorio: gli incontri e il viaggio in Calabria

Don Giancarlo Minotta: «I ragazzi dicono no all’indifferenza» Il caso Don Puglisi: stasera a Montecchio parla suor Carolina 

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Il maxiprocesso Aemilia, il radicamento della ’ndrangheta che dalla Calabria ha spostato le sue mire al Nord e specificatamente nella nostra regione con epicentro Reggio Emilia come ora “dicono” non solo le indagini della Dda ma anche sentenze definitive come quella di Cassazione dell’ottobre scorso.

IMPEGNO CONCRETO

Una realtà piena di insidie da tempo anche nel Reggiano, ma che i ragazzi dell’oratorio di Montecchio stanno affrontando di petto tramite incontri conoscitivi – in loco – con esperti e testimoni diretti della lotta alla criminalità organizzata. A tutto ciò, nell’estate scorsa, trentasei giovani hanno affiancato un viaggio in Calabria dove hanno maturato esperienze antimafia talmente significative da volerle condividere con la comunità attraverso uno speciale del giornalino “La buona notizia” poi consegnato porta a porta.

LA SFIDA AI MOSTRI

«In una cultura che ci insegna a cambiare strada alla prima fatica – scrive nell’editoriale don Giancarlo Minotta, cioè il sacerdote che con gli educatori ed alcune famiglie sta accompagnando la crescita di questi ragazzi – e dove chi frega gli altri appare più furbo, che luce sono state le testimonianze ascoltate: uomini e donne in carne ossa. Non eroi dei fumetti, ma persone normali. Che però sanno chi sono e per chi vale la pena vivere. Sfidando mostri come la ’ndrangheta e la mafia, nonché l’indifferenza di tanti che permette alla malavita di proliferare sino a far saltare aziende e posti di lavoro di persone oneste». A dir poco di spessore l’incontro con Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, in prima linea contro la ’ndrangheta e che vive sotto scorta da quasi trent’anni.

LA TESTIMONIANZA

Un’esperienza che prosegue – stasera alle 20.45 nell’oratorio montecchiese di via Franchini – con l’intervista a suor Carolina da parte dei ragazzi, con spazio anche per eventuali domande del pubblico. Suor Carolina collaborava nel quartiere palermitano di Brancaccio con don Pino Puglisi, ucciso davanti al portone di casa in quella che fu una vera e propria esecuzione mafiosa. Pagò con la vita il suo educare i ragazzi per sottrarli alla malavita. —



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