Gazzetta di Reggio

Reggio

IL 75ESIMOanniversario DELL’ECCIDIO 

«La storia dei fratelli Cervi è un patrimonio di valori»

Rebecca Poluzzi

Ieri la commemorazione al Poligono di Tiro, dove vennero fucilati dai fascisti Il vicesindaco Matteo Sassi ha citato i martiri come esempio per i giovani

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Non di rado si sente dire che la storia vada studiata per evitare gli errori del passato. Tuttavia il vero motivo è che la storia è questo e molto altro: conoscerla, incontrarla e capirla, vuol dire entrare in contatto con le persone, con i luoghi, i momenti e i valori.

Per molti cittadini la storia è il 28 dicembre, data ricordo della fucilazione dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, avvenuta nel 1943 per mano delle milizie fasciste. Ieri è stata resa memoria agli otto martiri, a 75 anni dall’accaduto, tramite una mattinata articolatasi in due momenti: la deposizione dei fiori sul luogo dell’eccidio e la presentazione del busto di Genoeffa Cocconi, la madre dei fratelli, all’Istituto Alcide Cervi a Gattatico.

L’evento si è aperto con il ritrovo al poligono di tiro di via Paterlini, dove si sono riuniti sindaci, rappresentanti delle forze dell’ordine, le associazioni partigiane Anpi e Alpi-Apc di Reggio Emilia e i cittadini, tra i quali spiccano alcuni componenti della famiglia Cervi e della famiglia Camurri.

Un lungo corteo, fatto di reggiani, giovani e anziani, ha accompagnato rispettoso la deposizione della corona d’alloro presso la lapide dei resistenti. Un intenso silenzio ha abbracciato il loro ricordo.

A seguire, il benvenuto e le parole del vicesindaco Matteo Sassi: «Ai giovani, alla loro costante ricerca di futuro e di identità di senso, dico che bisogna guardare la storia della famiglia Cervi, così come quella di tante famiglie resistenti del nostro territorio: un patrimonio enorme di valori, di riferimenti e di insegnamenti, di cui recuperare la dimensione politica e attuale».

Le figure degli antifascisti e il valore storico dell’eccidio sono stati poi ripercorsi tramite le riflessioni di Ermete Fiaccadori, presidente dell’Anpi, e Luciano Rondanini dell’Istituto Cervi.

Terminate le orazioni, non restava altro che ripercorrere la strada fino al muro dove avvenne la fucilazione. Nella reverenza più assoluta la processione ha proseguito, fiancheggiando la struttura e raggiungendo il luogo in cui 75 anni fa, persone straordinarie hanno sacrificato la propria vita per qualcosa che andava oltre la loro stessa esistenza. A ricordo dei partigiani uccisi, otto rose rosse sono state poste sul luogo del martirio. —



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