Ma per Reggio Emilia il petardo non è vietato
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani. Reggio Emilia è a un bivio: per le sue vocazioni e provenienze, oltre a essere laboratorio delle fenomenologie nazionali, la nostra città nel 2019 che sta per arrivare è chiamata a decidere
REGGIO EMILIA. Dovremmo già sapere come va a finire. Brindisi sacrosanto, lenticchie e uva portafortuna, petardo (vietato). E poi, dopo l’Epifania, quel senso di spaesamento in un gennaio autentico, semmai frigido e nebbioso.
Dovremmo già sapere che dopo i buonissimi propositi arriverà il tempo vacuo. Il vuoto. Effetto che la letteratura chiamerebbe horror vacui, la paura del vuoto. Stavolta, invece ci sarà da temere il pieno. Lo abbiamo sperimentato quest’anno almeno in politica (che è la riproduzione della realtà sociale, culturale e civile; politica che nel nostro Paese tutto assorbe, comprende, penetra e ogni tanto spappola).
L’anno che s’approssima in una manciata d’ore sarà appunto pieno. Al contrario del solito produrrà un horror pleni. Basta sommare la lacerante noiosa diuturna (night and day) polemica nazionalpopolare pentaleghisti-Ue-Pd alle tre tornate elettorali che ci toccheranno e, appunto, il pieno è fatto. Europee, Regionali, Comunali...
Arrivo a Reggio Emilia. Per le sue vocazioni e provenienze, oltre a essere laboratorio delle fenomenologie nazionali, la nostra città nel 2019 che sta per arrivare è chiamata a decidere.
Lei, lei tutta, non soltanto il sindaco Luca Vecchi che risponde alle mie domande alle pagine 2 e 3 della Gazzetta di oggi. Reggio è chiamata a decidere di se stessa. Cioè stavolta il bivio sarà vero, rappresentato sì dalle elezioni comunali che in ogni caso produrranno trapassi o cambi di marcia, ma dalle esigenze di Reggio stessa.
Mi spiego. Saremo i destinatari di un coro di sirene sempre più forte, insinuante, variante e addirittura escogitato su ogni singolo reggiano (è la furberia algoritmica dei social). Forse saremo sicuri o incerti sulla conferma del percorso storico delle giunte di sinistra e centrosinistra, oppure sulla scommessa leghista o pentastellata...
Capovolgo la prospettiva che ci tocca.
Proviamo a disarmarci delle vecchie vecchissime tentazioni ideologiche o dello spacca-tutto. Perché non pensiamo invece a Reggio e al suo anno epocale, immaginandola appunto a un bivio? Qui servono progetti potenti, strutturati, organici, e sono necessari donne e uomini “al servizio” e competenti. Altrimenti si perde.
La città perde.
Insisto sul bivio, perché gli appuntamenti elettorali, ma anche la crisi lunga, i nuovi assetti economici e geografici ancora in evoluzione, pretendono da Reggio uno scatto cosciente e vigoroso – rimandato per troppo tempo - per diventare molte cose. Provo ad elencarle.
Proprio nella scelta d’essere finalmente città oppure restare paesone (folklorico-passatista), Reggio è attesa alla metamorfosi. Questo non è soltanto un argomento di “senso” che non si può tradurre rispondendo pacca su pacca alla rivale di comodo Parma. Cretinate.
Reggio deve decidere di collocarsi infrastrutturalmente ed economicamente nel centro della valle Padana. Con un progetto appunto organico. Stazioni ferroviarie, strade moderne, zone produttive, aree di rispetto ambientale con una forza centripeta emiliano-lombarda: verso l’interno della città che va lasciato intatto, recuperato e promosso.
Il bivio è incombente, perché anche lo spaccato socioeconomico e produttivo di Reggio e del suo territorio sono rapidamente mutati.
La capitale della cooperazione, dopo crisi e crac, sta sperimentando una egemonia dell’imprenditoria privata che un tempo i compagni in via d’estinzione definivano “capitalistica”. Così che il Reggiano ha mantenuto un grado da primato nell’assorbenza della forza lavoro. La disoccupazione da noi è fissata al 4%. Non è un caso. È il sistema Reggio che funziona con tutti i meccanismi propri: servizi sociali, scuole, asili, solidarietà, ottimali relazioni istituzionali e associative.
Non credo che sarà tanta negritudine (negritudine che va integrata per questi, o cacciata per gli altri) a mandare gambe all’aria il sistema Reggio, a minacciare un progetto organico Mediopadano, sovraregionale, che sarebbe ora di render pratico.
Il tema del 2019 deve essere dunque l’idea di città. Pensare in grande. Sia chiaro: città intesa come esteso insediamento che è al centro e gestisce importanti connessioni.
Che idea di città ha il Pd? Che idea di città ha il Movimento Cinque Stelle? Che idea di città ha la Lega? Che idea di città hanno gli altri concorrenti per il municipio di Reggio? È su tale quesito che dovrà crescere il dibattito, al di là degli slogan facili, della ragnatela del vecchio o dello spauracchio del nuovo. In guardia: più o meno tutti faranno leva sulle emozioni, gli istinti, le irritazioni, le orticarie.
Pensate alla Reggio d’oggi (meno a quella passata, che non torna). Ecco, a questo punto oltre al brindisi sacrosanto, lenticchie e uva portafortuna, il petardo per la sveglia non sarebbe vietato. Buon Anno Reggio
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