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Petroni in stato di fermo in Croazia per un mese

Questo prevede la normativa del Paese balcanico. Il 49enne era alla guida di un furgone carico di clandestini

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CASTELNOVO MONTI. Per un mese, cioè fino al 20 gennaio, Sergio Petroni dovrebbe rimanere nel carcere croato di Sebenico.

Il severo fermo di polizia – previsto dalla legislazione della Croazia – è la conseguenza della vicenda in cui si è “ficcato” l’ex subagente di Ina-Assitalia di Castelnovo Monti che per la giustizia italiana è al centro di una maxi truffa da 10 milioni ai danni degli assicurati, con recente condanna in primo grado di 4 anni di reclusione.

Ma il caso giudiziario croato è di tutt’altra natura – almeno apparentemente – perché Petroni il 20 dicembre scorso è stato bloccato nei pressi di Spalato mentre era alla guida di un furgone (preventivamente noleggiato) carico di clandestini. E con l’accusa di immigrazione clandestina è finito in cella.

In precedenza il 49enne era diventato una sorta di “fantasma” che non risultava più contattabile nè dalla famiglia, nè dal suo difensore (l’avvocato Mariasilvia Grisanti). L’unica concitata telefonata di Petroni era giunta alla nuova compagna straniera che vive a Modena ed ha poi avvertito l’avvocato, innescando l’allarme per “qualcosa” di grave che poi si è saputo essere un fermo in Croazia. Il caso è seguito dall’ambasciata italiana a Zagabria e non è chiaro se il 49enne possa contare o meno su un avvocato d’ufficio croato.

Di certo quest’ennesimo coinvolgimento di Petroni in una storia losca non può non alzare grossi interrogativi su quale sia la collocazione delinquenziale di quest’uomo, anche perché sono spariti ben dieci milioni di euro con le truffe che ha messo a segno fra il 2009 e il 2015. E non a caso su questa maxi truffa si indaga ancora, perché altre persone potrebbero aver agevolato il meccanismo perverso messo in atto per anni dal subagente. Una montagna di soldi svaniti e contatti ancora oscuri che possono avere attinenza con quanto accaduto in Croazia?

Domande per ora senza risposta.

Il caso fa venire alla mente il recente arresto di un altro emiliano, di Parma, fermato dalla polizia di Korenica, una cittadina della Croazia non lontana dal confine con la Bosnia. Il furgone, noleggiato a Calerno, era stipato di clandestini: 59 migranti illegali, tra i quali 15 siriani e 40 pachistani, che speravano di raggiungere l’Italia attraverso la Croazia, dopo esser partiti dalla Bosnia ed Erzegovina e attraversato la Slovenia. Solo una coincidenza? —

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