Il popolo palestinese piange il chirurgo Meinero
Presente anche l’ambasciatrice della Palestina ai funerali del medico da sempre impegnato nell’aiuto dei più deboli
reggio emilia. Si sono svolti ieri mattina, alle 10.30 al cimitero Nuovo di Coviolo, i funerali del chirurgo Mario Meinero, morto la sera di Natale a 72 anni, stroncato da un infarto mentre portava a passeggio il cane in via Gattalupa. Si è trattato di una cerimonia laica, seguendo il volere dello stesso medico, ma non per questo meno sentita. In tantissimi hanno voluto partecipare per dare l’addio a Meinero: oltre ai parenti c’erano amici, colleghi di una vita, pazienti aiutati dal chirurgo e una rappresentanza di spicco del popolo palestinese.
Proprio in Palestina infatti, come in molti altri Paesi colpiti da guerre e povertà, era stato impegnato a lungo formando medici locali e curando strutture sanitarie in una delle aree più delicate e pericolose del pianeta. Un percorso svolto sempre a fianco della moglie Daniela Lorenzoni, pediatra, e coinvolgendo tantissimi colleghi italiani, conosciuti durante la carriera. E grazie a questo impegno, svolto sempre con passione, Meinero era diventato un simbolo per quel popolo tanto che ieri, alle cerimonia, era presente anche una delle figure più rilevanti della Palestina: l’ambasciatrice (e medico) Mai Alkaila, rappresentante permanente presso le agenzie delle Nazioni Unite Fao, Ifad e Wfp dal 2013.
«Mario non lo ricordano solo i bambini palestinesi e non che ha curato – ha ricordato un rappresentante di quella comunità durante la cerimonia – ma tutti quelli che ha assistito anche idealmente. Mario per noi ha rappresentato e continua a rappresentare molto e credo che la presenza della nostra ambasciatrice ne sia una prova, come il fatto che anche la Mezzaluna Rossa (l’equivalente della Croce Rossa per gli Stati di fede musulmana) lo abbia ricordato nei giorni scorsi».
Ma il chirurgo, conclude il rappresentante, «non ha lavorato solo per la Palestina, è stata anche in Africa. Ricordo la fine degli anni ’70, quando mi parlava dei suoi viaggi in Angola, in Mozambico e poi ancora in Argentina e in Bosnia. È sempre stato amico dei più bisognosi, è questa la sua grandezza. Rimarrà sempre con noi nei nostri cuori e nelle nostre lotte per avere un mondo diverso e per una Palestina libera, democratica e laica, di tutti palestinesi e non. Grazie Mario, grazie Daniela e grazie Reggio Emilia».
Con Meinero se ne va una figura di spicco – riconosciuta a livello nazionale e non solo – della chirurgia laparoscopica. Una lunga attività professionale che ha avuto Modena come trampolino di lancio: prima la laurea in Medicina e chirurgia, poi nei primi anni Settanta gli inizi come assistente universitario nell’ambito della Patologia chirurgica. Un apprendistato che è proseguito all’ospedale Santa Maria Nuova (in due momenti diversi), a Correggio e infine a Città di Castello. —
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