Al mercoledì sera la Champions si gioca sui campi dell’Old Subbuteo
Il gioco-mito degli anni Settanta, Ottanta e Novanta spopola ancora al centro sociale “Primavera” di Masone
REGGIO EMILIA. Le squadre, qui, non arrivano mai in pullman. Ma dentro borse e valigette. Infortuni e infortunati preoccupano, perché a volte sono top player abbastanza rari: “Per fortuna, spesso, basta la colla e tutto si sistema”.
Per loro, per dirla alla Fantozzi, il mercoledì è sempre il mercoledì di coppa. Loro, i ragazzi dell’Old Subbuteo di Reggio, il mercoledì si ritrovano sempre. E le coppe del mercoledì se le inventano anche: «Stasera c’è quella dei Balcani, con team che richiamano nei nomi e nei colori formazioni di quei Paesi. Ma facciamo anche la Coppa Campioni itinerante. Si sorteggia l’annata di riferimento, si scelgono le squadre e ci si sfida a casa dell’uno e dell’altro, andata e ritorno. Con l’obbligo, per chi ospita, di proporre la cena tipica della nazione rappresentata. Scegli un team tedesco? Allora vai di crauti, wurstel e cose così. Ovviamente pubblico ammesso, ma zero problemi coi diritti tv (ridono, ndc)».
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I ragazzi dell’Old Subbuteo di Reggio a calcio giocano con le mani,dando cricchi a giocatori alti sì e no due centimetri. Giocatori che prima dei match si “riscaldano” su un pannetto cerato: «Così scivolano meglio e il gioco è più divertente». Serate intere, trascorse al centro sociale Primavera di Masone. Serate a parlare e a giocare a questo gioco-mito negli anni ’70, ’80 e ’90: «Che ci ricorda la nostra infanzia e che, adesso, quasi è andato dimenticato. Per i ragazzi d’oggi è troppo lento, faticano ad appassionarsi». I ragazzi del Subbuteo di Reggio si chiamano tutti per soprannome perché «qui i nomi sono banditi».
Barbanonno, Vlado, Gulo, Rolfo, Drummer, Ottiko, Frankie, Sbuby, Checco, Loscao, Sgomma e Sonk hanno tutti tra i 39 e i 55 anni. Sono vigili del fuoco, impiegati, architetti, assistenti in sala operatoria e via così. E qualche anno fa, incrociandosi per caso sui forum dedicati a questo gioco, hanno scelto di trovarsi: «Sono partiti Ottiko e McGallons – raccontano – Era il 2005 e giocavano nel garage di Mc. Su internet, col tempo, ci siamo incontrati tutti e abbiamo deciso di togliere dalle cantine i nostri Subbuteo e di ritrovarci a giocare, rivivendo un po’ gli anni della nostra gioventù. Da noi ci sono ragazzi di Reggio ma anche Modena e Parma. E sempre su internet, per fortuna, si riesce a trovare materiale in replica o originale».
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Mercoledì giorno del ritrovo, certo. Per prepararsi in vista dei tornei in giro per l’Emilia e non solo: «A Reggio, ogni anno, ne organizziamo uno. Ne abbiamo disputati ai chiostri della Ghiara, alla Corte Ospitale di Rubiera. Arrivano ragazzi da fuori provincia e fuori regione. Le regole dell’Old Subbuteo sono meno rigide rispetto a quelle del calcio da tavolo, vera e propria disciplina sportiva».
Ma il mercoledì è anche il giorno dello stare insieme, davanti a pizza e salatini: «Le nostre famiglie ci compatiscono (ridono, ndc). Anche se in realtà abbiamo un gruppo whatsapp e, di frequente, usciamo insieme con mogli, compagne e figli al seguito».
Ma adesso è il momento dei match. Si gioca in contemporanea su quattro campi. Il “centrale” è con tribune e tifosi a gustarsi lo spettacolo. Un cricco per uno, un tempo secco da dieci minuti. Il Barba esulta per una rete del suo Partizan. Ma Rolfo impatta nel giro di poco. La serata fila via così. Tra una scorribanda sulla fascia del manto in cotone degli anni ’70 e un cross a centro area. Tra una chiacchiera sul Watford anni ’80 e sui Mondiali del 1994. E tra tanti sorrisi, sia di chi vince che di chi perde. Via, la coppa è finita.
Le squadre rientrano a casa, comunque soddisfatte dal risultato. Dentro borse e valigette perché il pullman non c’è. Mercoledì non è poi così lontano. —
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