«Il Decreto sicurezza è incostituzionale»
Il sindaco Vecchi condivide la visione di Orlando sulla legge Salvini ma non “disobbedirà”: «Serve un tavolo con l’Anci»
reggio emilia. Giusto quello che ha affermato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ovvero che il Decreto sicurezza è incostituzionale. Tuttavia la strada della disobbedienza non verrà percorsa da Reggio Emilia. È questa la sintesi dell’intervento del primo cittadino reggiano, Luca Vecchi, in merito alla polemica riguardo alla legittimità del testo voluto da Matteo Salvini.. «Il decreto – esordisce Vecchi – è l’ennesimo esempio di come il Governo stia scaricando sui Comuni italiani i problemi che non sa risolvere. Ne avevamo avuto prova con il blocco del Piano periferie, sul quale dopo il pressing dell’Anci il presidente Conte ha dovuto fare dietrofront. Il secondo caso, di questi giorni, è la Manovra di bilancio nazionale, che priva tutti i Comuni – e dunque anche Reggio, che già aveva avuto minori entrate su questo fronte – di trasferimenti importanti per il funzionamento della cosa pubblica, mentre però si dà il via libera all’aumento della tassazione locale».
E anche se, rassicura il sindaco, «Reggio non ha aumentato e non aumenterà le tasse perché ha i conti in ordine», la ratio di una scelta del genere è molto chiara: «Tentare di far ricadere sulle spalle dei sindaci e degli amministratori locali la responsabilità di aumentare le tasse ai cittadini». Tornando al Decreto sicurezza, l’esito pratico del dispositivo secondo il sindaco è «deleterio per i Comuni», che rischiano di trovarsi nelle proprie strade, in tutta Italia, «persone prive di inquadramento anagrafico, a cui è stata tolta la protezione umanitaria, senza la possibilità di accedere al sistema Sprar, sbattuti appunto per strada senza alcun diritto», alla mercé in molti casi giocoforza di «sfruttatori e di organizzazioni criminali che ne potranno disporre a piacimento».
Sul fronte aperto dal sindaco di Palermo, anche secondo Vecchi «sussistono fondati dubbi (peraltro espressi da costituzionalisti riconosciuti in ambito nazionale) in merito all’applicazione del Decreto sicurezza nel momento in cui le sue norme “incontrano” la Costituzione italiana».
Nello specifico il sindaco cita l’articolo 2 («laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali»), l’articolo 14 («laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica»), l’articolo 16 («laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata se non addirittura compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi eventualmente concorrenti») e l’articolo 32 («laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica o, peggio, dalla mancanza assoluta di residenzialità formale»).
Il sindaco quindi, pur non aderendo ufficialmente ai “disobbedienti”, appoggia «la richiesta del presidente dell’Anci di convocare un tavolo urgente per apportare correttivi volti a garantire i diritti fondamentali di ogni cittadino e la sicurezza sociale dei nostri territori, e auspichiamo che i soggetti deputati a farlo possano agire presso la Corte Costituzionale per chiedere che ne venga verificata la legittimità. Confidiamo che il Governo, comprendendo che i sindaci applicano le leggi e rispettano la Costituzione, possa compiere un passo indietro, un atto di intelligenza politica e non di debolezza». —
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