Gazzetta di Reggio

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ZANNI e MAMMI 

«Non siamo sindaci ribelli ma giustamente preoccupati»

Adriano Arati

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REGGIO EMILIA. «Qui non è questione di sindaci ribelli, qui è questione di come gestire degli aspetti critici sul piano umano e sociale». Non vuol parlare di questioni politiche, il presidente della Provincia Giorgio Zanni. Il decreto sicurezza è tema di tutti. «Noi abbiamo inviato la lettera ai primi di dicembre quando la legge era in discussione e avevamo già raccolto e condiviso tante perplessità. Qui non si tratta di dare risposte politiche, come vorrebbe far passare qualcuno, ma di dare risposte amministrative e istituzionali», fa presente. E attacca: «Come trattiamo chi rimane senza documenti? Qual è la capacità di rimpatrio dell’Italia? Come facciamo, ad esempio, con l’assistenza sanitaria? Ci saranno problemi per queste persone, e oltre al piano umano rischiano di esserci problemi ancora più grandi come tenuta sociale. I sindaci parlano per le istituzioni, questo non è un tema di politica, e d’altronde non mi pare che Pizzarotti abbia la tessera del Pd». Quindi, ribadisce, «non è una questione di sindaci ribelli, non ci risulta che qualcuno non applicherà le disposizioni, anche perché i provvedimenti matureranno con tempi diversi. Ma prima o poi questi temi arriveranno sul territorio, noi abbiamo fatto le domande prima, in anticipo, perché è chiaro che questi problemi ci saranno».

Non dissimile l’approccio di Alessio Mammi, sindaco di Scandiano, uno dei principali Comuni reggiani. «Sono d’accordo coi sindaci di Parma e Milano, Pizzarotti e Sala. Criticare il provvedimento è possibile ed è lecito. Affermare che non si applica una legge approvata dal Parlamento sarebbe un passo ben diverso – riflette –. È la Corte Costituzionale a dover valutare la costituzionalità di una legge, e mi aspetto che lo faccia, perché sicuramente ci saranno dei ricorsi. Concordo con Pizzarotti, che nel merito ha sottolineato degli elementi critici, ma sul tema dell’applicazione si affida alla corte». Gli elementi critici non mancano, per Mammi: «Il decreto sicurezza in realtà genererà più insicurezza. Perché? Per una serie di ragioni, a partire dalla certezza della pena. È necessaria una revisione dei codici e il decreto su questo non dice nulla», fa presente. «Mi aspettavo un aumento degli organici delle forze dell’ordine, e non ci sarà. Le assunzioni tanto sbandierate alcune settimane fa provengono da un concorso fatto due anni fa, e quindi da un altro governo, e comunque non vanno ad aumentare gli organici, ma a sostituire personale che va in pensione o in congedo». Infine, il futuro degli attuali richiedenti asilo: «La questione è gestita molto male, si abbandona il modello dei piccoli gruppi per tornare alle grandi concentrazioni, senza modelli efficaci di gestione e integrazione e senza aver stabilito degli accordi di rimpatrio. Il rischio è che migliaia di persone escano dai progetti avviati e rimangano a zonzo per il Paese, e possano finire ad alimentare lavoro nero e criminalità organizzata». Insomma, «aumenterà l’insicurezza. E ora? Mi auguro che si crei un tavolo Governo-Comuni, per ragionare sugli aspetti più critici». —

Adriano Arati

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