Clan Trapasso, 16 anni al referente di Reggio
Vive in città l’imprenditore edile 51enne Rosario Falsetti che è stato condannato anche in Aemilia a 8 anni di carcere
Nel maxiprocesso Aemilia di primo grado – chiusosi il 31 ottobre – è stato condannato a 8 anni di reclusione, ma ora la sua posizione giudiziaria si è a dir poco appesantita, visto che a Catanzaro – in udienza preliminare – è arrivata una pena di 16 anni di carcere legata sempre ad indagini con la ’ndrangheta nel mirino. Stiamo parlando del 51enne Rosario Falsetti – imprenditore edile originario di Cutro, ma da tempo residente a Reggio Emilia – che di recente ha subìto una dura condanna nel contesto del processo scaturito dall’operazione che nel novembre 2016 aggredì il clan Trapasso di San Leonardo di Cutro.
UNA BASE IN CITTA’
Falsetti – che venne arrestato in città – è finito nell’inchiesta della Dda di Catanzaro perché considerato dagli inquirenti il referente a Reggio Emilia della cosca Trapasso, con un ruolo di organizzatore delle attività illecite oltre che di supporto logistico per il clan in Emilia-Romagna e in Veneto. Indagini che hanno svelato l’alleanza marchiata ’ndrangheta fra la cosca cutrese-reggiana Grande Aracri e quella facente capo alla famiglia Trapasso. Le pene inflitte complessivamente dal gup – 42 gli imputati giudicati con rito abbreviato – sono pari a oltre quattro secoli di carcere, a conferma della piena tenuta delle indagini portate avanti dalla squadra mobile di Catanzaro e coordinate dalla Dda di Catanzaro. Vent’anni al boss Giovanni Trapasso e 18 anni di carcere per i figli Leonardo e Tommaso.
IL PROCESSO
Gli imputati alla sbarra con accuse, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno), estorsioni, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni. Tutti reati aggravati dalla modalità mafiosa e dalla finalità di avvantaggiare l'organizzazione criminale. Nel mirino la potente cosca di 'ndrangheta facente capo alla famiglia Trapasso (egemone sul vasto territorio costiero a cavallo tra le province di Catanzaro e Crotone) e la 'ndrina collegata dei Tropea. Ma sono pure emersi al Nord – e in particolare a Reggio Emilia – rilevanti interessi economici e proiezioni operative della cosca Trapasso. La circostanza che il teatro dei fatti sia una zona di confine tra due province, ha ispirato il nome della operazione («Borderland»), che ha preso l'avvio da una serrata attività di sorveglianza fisica ed elettronica degli indagati da parte della Mobile, coordinata dal pm Vincenzo Capomolla e dai procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Giovanni Bombardieri con la supervisione del procuratore capo Nicola Gratteri. Per gli investigatori il clan Trapasso riveste un ruolo di assoluto rilievo nel panorama delle consorterie mafiose dell'area, operando in stretta connessione con le omologhe compagini dei Grande Aracri, dei Farao-Marincola di Cirò Marina, dei Bubbo di Petronà, dei Ferrazzo di Mesoraca e vantando solidi rapporti con le più influenti cosche della regione. —
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