Chi sono i buoni e i cattivi? Paese diviso sull’ordinanza
La “legge” del sindaco Costa è piombata sui cittadini come un fulmine Il farmacista: «È difficile distinguere». Il ristoratore: «Mancano i valori»
LUZZARA. La bontà e la cattiveria umana sono un grande punto interrogativo, nascosto dietro una serie di innumerevoli dubbi. Marco Valerio Marziale, poeta romano di 2000 anni fa, nelle sue epigrafi diceva: «L'uomo buono sarà sempre un principiante», perché nell'animo di queste persone esiste una forma di disciplina interiore che porta a un inevitabile ritardo nel rispondere alle provocazioni. E per questo motivo è più evidente la cattiveria espressa nelle varie forme dei nostri tempi come aggressività, acredine, senso di rabbia e frustrazione, insicurezza. San Gregorio Magno disse: «Quando i buoni si guastano possono diventare pessimi».
fulmine a ciel sereno
Siamo nel paese di Cesare Zavattini, immerso nel lento scorrere del fiume Po, tra nebbie e pioppi. Luzzara è anche la culla della pittura naïf, spontanea e ingenua. E sul tranquillo paese della Bassa reggiana è piombata come un fulmine a ciel sereno l’ordinanza "anticattiveria" del sindaco Andrea Costa che, indubbiamente, ha fatto parlare tutta Luzzara. C’è chi, restando anonimo, da ex militante del Pd afferma che si è trattato «di un’abile mossa politica, un’uscita in grande stile avendo terminato il suo secondo mandato amministrativo».
Ma c'è anche chi esprime un suo parere, un contributo alla riflessione sulla nuova sfida culturale lanciata dal sindaco Costa.
problema di empatia
Pietro Monticelli, dell’Antica Farmacia, declina l’invito a farsi fotografare ma, preso un po' in contropiede, commenta: «Distinguere i buoni dai cattivi non è semplice. I buoni, per tensioni e stress, possono assumere un atteggiamento cattivo. La questione è soggettiva, è un problema anche di empatia. D’altro canto, una persona che si comporta male, certamente non è buona». Chi invece non ha dubbi è Agnese Mondini, insegnante, con un padre che è stato dirigente scolastico che si dichiara «buona e disponibile». E aggiunge: «Non ho mai fatto piaceri, ma ho sempre cercato di aiutare i ragazzi e i disabili. E di questo ne vado orgogliosa. Ho sempre cercato di contestualizzare i problemi dei giovani cercando poi di seguirli sotto l’aspetto educativo».
poco rispetto
Loris Campari, titolare dell’omonima macelleria, in pieno centro storico, sostiene che con il lavoro che fa deve essere buono ma preciso: «Girando per strada mi è capitato spesso di incontrare gente che, anche se mi conosce, non saluta nemmeno. E questo è già una piccola mancanza di rispetto. Non ho letto bene l’ordinanza del sindaco, tuttavia, nel mio piccolo, cerco di aiutare le persone nel migliore dei modi. Mi ritengo una persona disponibile». Aniello Longobardi, titolare della pizzeria “da Mimmo”, è il papà di don Filippo Longobardi, parroco a Gonzaga e poi a Marmirolo, nel Mantovano. «Uno non nasce buono o cattivo; dipende a volte da chi si incontra, cosa ci si sente rispondere di fronte a un fatto, una domanda, la richiesta di un piacere. Ci vuole tanta pazienza. Si stanno perdendo i valori, la gente si arrabbia facilmente».
lo sport può educare
Ci sono i buoni e i cattivi anche nel mondo dello sport. Alessio Storchi, segretario cassiere del Gs Luzzara Calcio, spiega: «Gestiamo 110 bambini cui, attraverso il gioco del calcio, cerchiamo di insegnare il rispetto dei propri compagni, degli avversari, dell’allenatore e del materiale che viene consegnato. L'attività educativa riguarda anche il linguaggio». Enrico Zoboli, vicepresidente degli arcieri “La Meridiana”, dice : «Quando finiamo le gare si sta tutti insieme: si mangia, si parla, si ride e si scherza. L'arco non è come il calcio, dove si litiga e si muore tra tifoserie, come è successo a Milano. Anche lo sport può servire a educare». —
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