Ora in piazza senza Peppone il “ripiego” diventa il Pasquino
Ancora da ripristinare il basamento della statua che ha ceduto a San Silvestro I turisti si fanno fotografare con lo sfondo dell’opera che ritrae il Duca d’Este
Brescello. In questi giorni don Camillo soffre di solitudine. La statua che raffigura il focoso parroco con le sembianze dell’attore francese Fernandel continua a guardare verso il municipio, ma non riesce a incrociare lo sguardo di Peppone-Gino Cervi, temporaneamente “ai box” dopo la caduta di San Silvestro che ha costretto l’amministrazione comunale a toglierlo da piazza Matteotti e custodirlo in un magazzino per provvedere alla sua riparazione.
Anche i turisti soffrono questa mancanza. In questi primi giorni dell’anno nuovo, chi è arrivato in paese per ammirare dal vivo i luoghi dei film non ha mancato di notare l’assenza della statua del sindaco. E per forza di cose ha dovuto ripiegare su altre attrazioni. Come, ad esempio, ha fatto il gruppo di giovani che ieri pomeriggio, sul lato di piazza Matteotti su cui sorge il municipio, ha scattato una foto ricordo con lo sfondo del Pasquino, la statua modellata dal Sansovino che ritrae il duca Ercole II d’Este.
Servirà ancora qualche giorno per rivedere il celebre sindaco “rosso” al suo posto. Giusto il tempo per il Comune, finite le festività, di trovare un artigiano in grado di ripristinare il basamento danneggiato dal tempo – e forse dalle troppe spinte – e ricollocare la statua sulla mattonella che non ha mai abbandonato dal 2001, quando vennero inaugurate le due opere dello scultore mantovano Andrea Zangani, in occasione del 50esimo anniversario dal primo film.
In tanti si sono chiesti, in questi giorni, come farà don Camillo a colmare questa solitudine forzata. Lui che, come i libri di Guareschi e i relativi film hanno dimostrato, senza il rivale non riesce a stare. Prova ne sia la scena finale di “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, nella quale il parroco, sul treno, riesce nell’impresa di convincere il sindaco, diventato deputato, a non lasciare Brescello.
Un po’ ce lo immaginiamo, con il suo modo di fare burbero e le maniche arrotolate sino ai gomiti, a bussare energicamente alla porta del magazzino e strigliare l’amico, magari mostrandogli le nocche in segno di avvertimento. E magari ravvedersi poi per aver utilizzato modi troppo bruschi, e andare a chiedere perdono davanti al suo crocefisso parlante. —
A.V.
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