Reggio crocevia della droga e ora comandano i nigeriani
Non del tutto chiari i rapporti fra la criminalità straniera e la ’ndrangheta che per anni ha fatto fior di affari illeciti nel mercato degli stupefacenti
REGGIO EMILIA. Le indagini antidroga degli ultimi anni dicono due cose importanti su come si sono evoluti i traffici di stupefacenti a Reggio Emilia.
In primis che la nostra città è divenuta un approdo e un centro di smistamento importante nel nord della penisola.
In seconda battuta che la malavita nigeriana si è accaparrata la fetta più grossa del mercato reggiano (in special modo cocaina, marijuana, hascisc e la droga sintetica conosciuta come shaboo), con spazi più ridotti di manovra per la delinquenza albanese (sul versante cocaina) e nordafricana o araba in genere (specie nello spaccio dell’eroina). A Reggio Emilia la criminalità straniera deve per forza di cose aver avuto a che fare con la ’ndrangheta che per tanti anni ha fatto affari incredibili con lo spaccio di stupefacenti, come hanno raccontato diversi pentiti nel maxiprocesso Aemilia.
E quella nigeriana appare come una struttura molto organizzata. Due le tipologie usate dai corrieri nigeriani per cercare di sfuggire ai controlli: ingerendo ovuli pieni di droga (anche fino a quasi due chili di stupefacenti sono stati trovati nell’addome degli arrestati) oppure usando mezzi di trasporto con sistemi tradizionali (cioè gli stupefacenti nascosti in valigie, zaini, trolley).
Una presenza capillare sul territorio italiano, anche se divisa in due fazioni rivali e una “spia” in tal senso sarebbero le violenze in stazione del settembre 2015, quando in piazzale Marconi, un gruppo di nigeriani si affrontò con machete, coltelli e cocci di bottiglie: una maxirissa che finì con nove fermi e quattro persone in ospedale. —
T.S.
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