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Reggio Emilia in lutto per Emili giovane promessa del pattinaggio

Enrico Lorenzo Tidona
Reggio Emilia in lutto per Emili giovane promessa del pattinaggio

Lacrime a Masone, dove viveva la bimba morta sulla slitta  «Siamo sconvolti: era la luce degli occhi della mamma»

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REGGIO EMILIA.  La casa di Emili Formisano, in via Gogol 4 a Masone, è addobbata a festa per il Natale, ma dentro è vuota e inanimata. Le luci si sarebbero dovute riaccendere ieri, per il rientro dalle vacanze della bimba andata in montagna con mamma Renata (38 anni), papà Ciro (43 anni) e il fratello maggiore Emanuele (15 anni). Ma le luci dell’appartamento al primo piano della piccola palazzina sono rimaste spente, mentre fuori ci sono i vicini ancora increduli. E c’è chi piange per la morte della bambina di 8 anni, dolce e sportiva, con uno sguardo solare e sempre attento, stroncata dallo schianto con lo slittino sulla pista nera di Renon, in provincia di Bolzano, dove la sua breve vita è stata spezzata da quell’urto ad alta velocità, contro un albero, che non le ha lasciato scampo, mentre la madre, Renata Dyakowska, è rimasta ferita e lotta ancora tra la vita e la morte in ospedale.

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«Non posso credere che sia successa una tragedia simile, non a una bimba così – dice una delle vicine, commossa fino alle lacrime e piegata sul volante dell’auto al ricordo della bimba –. Era la luce degli occhi di sua mamma, ve lo dico io. Giocava sempre con i miei cani. Pochi giorni fa era qui con noi. Una famiglia unita. E lei una bimba sportiva, che andava sui pattini». Emil – questo il nome all’anagrafe, ma per tutti era Emili – in realtà era ben di più: era una precoce promessa del pattinaggio reggiano. A quattro anni aveva vestito per la prima volta i colori della Torre, la società sportiva che l’aveva allevata nel suo vivaio promuovendola poco dopo con gli agonisti. Era arrivata alle prime gare federali in singolo, da protagonista, vincendo le sue prime coppe. Ieri mattina, dopo aver saputo il nome della piccola vittima del tragico incidente, è sceso lo sconforto anche nel mondo dello sport reggiano. «Ci sono notizie che non si vorrebbero mai pubblicare – è il messaggio diramato ieri dall’Unione sportiva La Torre –. Purtroppo un tragico incidente è costato la vita alla nostra giovane atleta di pattinaggio Emili Formisano, di appena 8 anni, mentre la madre Renata è rimasta gravemente ferita: Emili era con noi già da quattro anni, il primo nel Centro di Avviamento del Mirabello e da tre nel settore agonistico. Non ci sono parole per descrivere lo sgomento e il dolore che hanno colpito tutti noi, dai dirigenti, al gruppo allenatori, passando per gli atleti. Ci possiamo solo stringere alla famiglia in questo terribile momento di lutto».

Fuori dalla casa di Masone, nella quale vivevano da diversi anni, c’è la macchina di mamma Renata, quella che usava sempre per portare quattro volte alla settimana la figlia agli allenamenti. «Sono andati via con quella del padre», raccontano i vicini. «Li abbiamo visti il 31 che sparavano i fuochi, tutti insieme come sempre, allegri. Poi erano lì che raccoglievano i pezzi dei fuochi prima di rientrare. I nostri figli giocavano sempre tutti assieme, qua fuori – ci dice una delle mamme che fanno capolino dai portoni della case, dietro i quali ci sono i compagni di gioco di Emili –. La strada è chiusa e mentre loro stavano insieme noi genitori condividevamo i nostri racconti di vita quotidiana. Siamo tutti distrutti».

Ciro Formisano, il padre della bimba, è originario di Cercola, in provincia di Napoli, ma da lungo tempo ha scelto di vivere e lavorare a Reggio. Operaio alla Dana Brevini da oltre 15 anni, è iscritto alla Fiom, stimato dai colleghi rimasti ora senza parole: «Un lutto terribile per lui, è un bravissimo ragazzo e un grande lavoratore, competente e che ha sempre partecipato alla vita sindacale», raccontano i compagni. Quando si liberava andava a prendere Emili agli allenamenti e tutti insieme andavano a vedere le gare con orgoglio sugli spalti. —


 

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